Thursday, March 13, 2003

il punto della situazione: �la strettoia del lavoro tra posto fisso e stage� severgnini sul corriere di oggi.

siete giovani, avete finito gli studi, cercate lavoro? leggete questa lettera, e ditemi se vi fa arrabbiare. l'ha scritta un dirigente d'azienda del sud-est (pugliese, credo, ma non ha specificato). ho riassunto il testo, ma ho conservato concetti ed espressioni. �caro severgnini, lei ha parlato delle difficolt� dei giovani nel trovar lavoro. vorrei raccontarle l'altra faccia della medaglia. e mi scuso se non parlo dei grandi cervelli in fuga, ma di normali lavoratori. tempo fa ho dovuto cercare una persona cui affidare funzioni di segreteria e contabilit� dell�azienda che dirigo. ho racimolato 80 diplomati e 15 laureati, e ho seguito personalmente i colloqui. la stupir�, ma i risultati sono questi. i laureati hanno aspirazioni tali da rendere impraticabile, oltre allo stipendio, la loro gestione; nessuno - me lo faccia dire - si abbassa a fare un lavoro che non preveda la direzione di un dipartimento! perdoni l'esagerazione, ma volevo rendere l'idea. gli altri non solo sanno poco (a questo si pu� porre rimedio), ma non hanno nessuna voglia di lavorare e di imparare. chiedono prima lo stipendio, le ferie e poi di che lavoro si tratta. ecco l'altra faccia: c'� chi cerca e non trova. cordiali saluti, sergio civino sergio.civino@virgilio.it �.
la lettera, pubblicata su italians , ha provocato reazioni simpaticamente furibonde. ne cito una. scrive paolo ares morelli ( paolomorelli@tin.it ): �trovo l'intervento del signor civino offensivo e lontano dalla realt�. ai laureati le aziende offrono posti di stagisti senza possibilit� reali di assunzione, a meno che non abbiano conoscenze in azienda (e per "conoscenze" non intendo capacit�).
quando un laureato si candida per un lavoro che non richiede grandi competenze, non viene preso in considerazione (si pensa sia in attesa di altra occupazione). io sono laureato in giurisprudenza, scrivo, frequento la scuola per la magistratura. sono istruttore di arti marziali. in passato ho fatto il ragioniere e il cameriere. continuo a lottare per emergere, per ottenere l'indipendenza economica e le assicuro, signor sergio, che interventi come il suo mi fanno arrabbiare. facciamo cos�: assuma me, le faccio da segretario. mi accontento della paga sindacale e di un contratto a tempo indeterminato. disponibile subito�.
perch� ho scelto queste lettere? perch� mi sembra riassumano due visioni del mondo (del lavoro). sergio offre un posto; paolo lo cerca. ma domanda e offerta non s'incontrano. il mio cuore e buona parte del mio cervello (non tutto, dir� poi perch�) sta con paolo e coi ragazzi che cercano lavoro, e trovano palliativi o porte in faccia (non so cosa faccia pi� male). non dirigo un'agenzia di collocamento: ma quando ho lavorato con ragazzi e ragazze ho sempre trovato entusiasmo e voglia di fare. fatico a credere, signor civino, che su 95 giovani intervistati non ce ne fosse uno adatto (non � che nei colloqui v'ispirate agli interrogatori dei talebani a guantanamo)?
mi resta per� un dubbio, come dicevo. ditemi, ragazzi: il mitico contratto a tempo indeterminato non sta diventando una zavorra? le aziende - come sapete - lo temono, e pur di evitarlo le studiano tutte (se va avanti cos�, dovremo cambiare la costituzione: �l'italia � una repubblica fondata sullo stage�). molti di voi per� considerano il posto fisso l'unica garanzia accettata da tutti: dal partner in vista del matrimonio, dai genitori, dalle banche, dalla vostra autostima. quando la spuntate, per�, scoprite che l'avete pagato carissimo, quel posto. se lo stipendio mensile � 1.500 euro, quanto vale la garanzia di riceverli mese dopo mese, anno dopo anno? altrettanti, almeno. le aziende non lo diranno mai, ma � cos�. pagati poco, ma pagati sempre. come gli insegnanti, capifila dei �quasi poveri�.
posto fisso o stage, inamovibilit� o precariet�. se in italia non usciamo da questa strettoia - e non sarebbe difficile, se ci fosse la buona volont� - ai giovani non rimarr� che scendere nella palude della discrezionalit� (spinte, raccomandazioni, pastette). speriamo di no: � acqua che puzza.

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