Thursday, February 23, 2006
Ds e Margherita: onirismo politico
Ascoltavo il prof. Biagio De Giovanni stamattina intervistato da Radio Radicale, che ha annunciato di candidarsi con la Rosa nel Pugno. Sono felice che lo faccia. È un bel colpo per noi ed è un segnale chiaro e preciso alla nostra sinistra, che, come dice De Giovanni, sembra una struttura kafkianamente ferma in meccanismi d''altri tempi. Su una cosa però non mi ha convinto, e cioè sul ruolo della Margherita. Ha sicuramente ragione sul fatto che Rutelli, a dispetto di altri, è quello che si sta muovendo nel modo più spregiudicato nell'anticipare l'ammodernamento della politica di cui il Paese ha bisogno. Però c'è un anche altro punto: secondo me i Ds stanno giocando senza dubbio una partita evidentemente di “compromesso storico bonsai” come dice Intini, ma dall'altra, in modo silenzioso (e sbagliano a farlo così), tentano un arginamento di un possibile ricompattamento di Rutelli con i seguaci di Casini e Follini. Mi pare cioè questo: Fassino cerca di incatenare a sé la Margherita anche per impedire la riunione in una nuova “balena bianca” nel dopo voto dei transfughi della vecchia Dc. In qualche modo, se fosse così, se cioè ci prendo in questo, si tratta di una azione disperata. Occorre invece ingrandire il più possibile il consenso per una forza alternativa al vecchio potere conservatore e clericale rivolgendosi a tutti i credenti che non si sentono rappresentati da Ruini (e sono la strangrande maggioranza) e a tutti quelli che non vogliono più un paese dove si pagano ancora i conti di quelle cose insostenibili che i prigionieri di Ventotene nel 1941 chiamavano le “bardature corporative”.
Tuesday, February 21, 2006
Non si abbandonano i cani sull'autostrada
Me lo dice il blogstar Malvino (l.c. qui di fianco) parlando del mio blog. È vero; sto lasciando questo cane sull'autostrada e un po' mi dispiace. Vediamo di ridargli un po' di vita, fosse mai che si ripiglia e alla fine non lo mollo sulla Roma-Napoli. Oggi pensavo alla cosa dello storico Irving, che finirà in carcere a quanto sembra. Mi pare una cosa incredibile. Ne avevo già parlato di lui. Uno isolato tra gli storici, ma si vede che c'è ancora chi è convinto che alle parole occorre rispondere con la galera. Che dire... Poi in questi giorni è venuta questa cosa terribile di Luca (Coscioni). Non sono riuscito ad unirmi in nessun modo alla fiumana di dichirazioni ed esternazioni su questo, ma faccio qualche annotazione. La prima: mi pare che solo da morto il radicale lo conoscono e lo riconoscono tutti. Però quando si andava a bussare alle porte con il nome di Luca a tracolla la risposta era: ripassate più tardi, siamo occupati. La seconda è più tenera, meno incazzata, diciamo. Come con Moana Pozzi, o Alberto Sordi, gli italiani, quelli semplici, quelli che mandano le mail, che magari scrivono sui muri, quelli si accorgono delle cose vere, e questa era, è e sarà una cosa vera.
Thursday, January 26, 2006
Ci vorrebbe un interrail delle libertà
Bisogna girare mezz'Europa per esercitare le proprie libertà personali. «Per farsi uno spinello bisogna andare in Olanda, per abortire con la pillola Ru486 bisogna andare in Svezia, per i pacs in Francia e per la procreazione assistita in Spagna. Penso che ormai c'è una situazione in Italia in cui non esistono più libertà personali», ha dichiarato Emma Bonino. Ci vorrebbe davvero un interrail delle libertà.
Tuesday, January 17, 2006
Fini e Fassino: come un sol uomo
Altra performance da ricordare quella a Porta a porta di Fini e Fassino di ieri sera. Schermaglia iniziale sul caso Unipol ma nessuno che si fosse permesso di porre il problema di fondo, che poi destra e sinistra in Italia condividono: come si finanzia la politica di quei mastodonti burocratici che sono i partiti? Poi i programmi su cui bisogna farsi serie domande. Ma rimandiamo. Certo 274 pagine di programma… non è il massimo della chiarezza! Finale da brivido poi con il cenno su laicità e pacs. Nessuno che parli seriamente di quello che propone la Rosa nel pugno; Pannella evocato solo a sproposito per dire che è l’unico che vuole cambiare la legge sull’aborto e non si dice come, l’assenso di Fassino alle parole di Fini: “laicità non vuol dire laicismo” e Fassino: “certo, certo…” e lo stesso Fassino che poi ci fa fare la solita figura degli scemi: “laicità non vuol dire anticlericalismo”, e infine la chiosa di Fini: “isoliamole queste estreme” e Fassino concorde annuisce. Torna l’amenità di Fassino sul referendum sulla fecondazione assistita: “In parlamento si poteva fare meglio…” e via di seguito. L’unità profonda della partitocrazia italiana nella sua natura e nelle sue espressioni è più viva che mai. La lotta si fa dura, ma come diceva Belushi, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, e a giocare duro aggiungo io.
Wednesday, January 11, 2006
Le bobine di D'Alema
A parte il fatto che oggi non credo che certe cose, come intercettazioni o cose simili circolino su bobine, che mi ricordano i film di James Bond degli anni Sessanta, ma penso viaggino su file mp3 o cose anche più tecnologiche. In ogni caso mi pare che la direzione dei Ds che si è riunita oggi non sia riuscita ad evitare il discutere solo del clima terribile che aleggia sulla politica italiana, di cui ovviamente è importante comunque discutere. Ma di politica, di proposte, di mostrare di essere su un piano di progettualità e non in una guerra poco chiara di potere, insomma tutto questo mi pare sia mancato. Le proposte sono evocate, ma non specificate. Sogno una sinistra propositiva che sostenga proposte concrete e progetti precisi. È troppo aspettarsela?
Irving e l'indice dei libri proibiti
David Irving, arrestato l’11 novembre scorso in Austria è ancora in carcere. Irving è uno storico negazionista. E per questo viene incarcerato. Cioè sostiene tesi, ritenute del tutto prive di fondamento dagli storici di tutto il mondo, secondo cui Hitler non sapesse nulla della soluzione finale. Ha anche negato l’Olocausto e l’esistenza delle camere a gas. Tra gli storici nessuno lo segue. Nel carcere di Graz, dove Irving ha trascorso i primi giorni di detenzione prima di essere trasferito in quello viennese, nella biblioteca ha trovato due sue opere e un secondino gli aveva chiesto di autografarle. La direzione del carcere ha prontamente smentito gli autografi, aggiungendo però che le opere stesse erano state immediatamente tolte dalla circolazione. Esiste dunque un indice dei libri proibiti? Intanto arriva l'abiura. Irving – ha fatto sapere il suo difensore Elmar Kresbach – ha rivisto parte delle sue convinzioni. Come ha detto ai magistrati inquirenti lo storico stesso: negli anni Novanta, durante ricerche negli archivi dell’Unione Sovietica, avrebbe avuto prove inconfutabili dell’esistenza delle camere a gas. Anche alla luce di queste ammissioni, argomenta Kresbach, la detenzione e le accuse mosse al suo cliente sono ormai insostenibili. Per questo il 29 gennaio chiederà per la seconda volta la sospensione della custodia cautelare (la prima era stata respinta). Il 20 febbraio si terrà il processo a Vienna. Irving, tenendo conto dei suoi 67 anni, rischia una pena da 1 a 10 anni.
Fonte: gli amici del Foglio, che saluto
Fonte: gli amici del Foglio, che saluto
Tuesday, January 10, 2006
Cala il sipario su Salò
Il disegno di legge che chiedeva un fantomatico riconoscimento ai combattenti della Repubblica sociale di Salò dello status di belligeranti non vedrà la luce in questa legislatura. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama che ha cancellato il provvedimento dall'ordine del giorno dei lavori dell'Aula. Il vice presidente del gruppo di Forza Italia, Lucio Malan, ha riferito ai giornalisti che il Ddl è stato cancellato in seguito alla "scrematura" disposta dalla presidenza per favorire i provvedimenti più urgenti e in primo luogo i decreti legge. La storia la fanno gli storici e non le leggi dopo 60 anni, l'ho già detto. Una legge avrebbe avuto un senso nel 1955 e non oggi. Ormai è andata così e così sia.
Alla "corte" del cardinal D'Alema
Il “paese delle controriforme” continua a manifestarsi in tutto il suo barocchismo che conserva anche alcuni tratti affascinanti. Ieri sera D'Alema e Tremonti da Vespa hanno mostrato parte del loro volto di solito nascosto. I due non si sono risparmiati qualche complimento e per alcuni aspetti anche una certa complicità. Di quello che ha detto D'Alema i giornali di oggi riferiscono largamente, e il succo mi sembra che sia: vabbé si è fatto qualche errore ma andiamo avanti. Nessuno però che abbia posto il nocciolo della questione e cioè come si finanzia la politica? L'altra cosa incredibile è che i due hanno fatto riferimenti vaghi, accenni, hanno messo lì frasi smozzicate per dirsi l'un l'altro: guarda, non muoverti perché su questo e/o su quest'altro ho la mia carta da giocarti contro. Ciò che ne è uscito ricorda i bizantinismi delle corti papali del periodo post tridentino. Che visione...
I fantasmi dei ragazzi di Salò/2
Leggo che nemmeno di pagamento di pensioni si tratta. Dunque una legge che non ha alcun valore, che non si riferisce ad alcun fenomeno ma serve solo a fare un po' di pubblicità...
Monday, January 09, 2006
I fantasmi dei ragazzi di Salò
Scusate il ritardo, diceva Troisi, ma sto vivendo un periodo di stitichezza bloggara. Oggi rientro con una cosa che mi pare degna di nota. Il Parlamento è agitato da una proposta di legge di Alleanza nazionale per il riconoscimento formale dello status di "militari" a coloro che, negli anni tra il 1943 e il 1945, furono inquadrati nelle formazioni della Repubblica sociale italiana. Questo, da quello che capisco, dovrebbe permettere di pagare pensioni a quei pochissimi sopravvissuti di quegli anni. Sul tema ho un paio di annotazioni da fare. In primo luogo mi pare l'ennesimo tentativo da parte di questo governo di fare una legge “bandiera”, i cui effetti regolamentari sono risibili, dato che i reduci della repubblica di Mussolini credo siano veramente pochi e abbiano in questi 60 anni di tempo trovato sicuramente il modo di campare diversamente che di pensione militare. Non capisco però le critiche che vengono dall'Anpi, come a dire: tu hai perso e dopo 60 anni devi ancora pagare il fio del tuo errore. Invocano insomma una colpa perpetua. Il fatto che viene rivendicato è l'impossibilità di “equiparare” chi combatté dalla parte giusta da chi si pose dalla parte del torto. Io credo che la storia abbia ampiamente dimostrato che chi scelse la repubblichina di Salò aveva fatto la scelta sbagliata, aveva scelto la dittatura, credo però che come hanno dimostrato gli storici negli ultimi anni anche dalla parte dei vincitori non furono poche le carneficine e le scelte sbagliate. La marginalizzazione di coloro che si riconoscevano nel Partito d'Azione e in Giustizia e Libertà con l'egemonia delle formazioni comuniste sul movimento partigiano non ci dovrebbe consentire di vedere le cose con tanta nettezza. A dettare i tempi e le mosse dei partigiani che facevano capo al Pci c'era pur sempre l'Ercoli della Guerra civile spagnola, che rispondeva al nome di Palmiro Togliatti, l'uomo di fiducia ai tempi della Spagna di un certo Stalin, che sebbene raccolga l'elogio di Cossiga, non ha nulla da invidiare a Mussolini e a Hitler, quanto a genocidi e negazione dei diritti fondamentali. Ovviamente a ragionare come si dice a Roma con “er più pulito c'ha la rogna” non si va da nessuna parte, ma inviterei i reduci dell'Anpi a rinfoderare la vecchia grinta e a pensare che in fondo a Salò ci andarono anche miti della sinistra di oggi come Dario Fo e altri. Salò è volenti o nolenti un pezzo della nostra storia, e forse a farci i conti si capirebbero tante cose. Il fascismo in generale è un tratto profondo del vissuto del nostro paese e la sua caduta come istituzione non ha segnato la fine del corporativismo, del clericalismo e delle altre forme che erano stati i segni distintivi del ventennio. Allora i problemi sono altri e dunque non è solo colpa dei vinti che le cose sono andate come sono andate.
Tuesday, November 29, 2005
Definizioni: oggi sul foglio noi della Rosa del Pugno veniamo definiti come "rosapugnati". mmm... non mi piace come parola. il participio passato in forma di aggettivo mi dà l'idea della "pugna" che già si è compiuta, ed è bella e finita. Suggerisco invece "rosapugnaNti", che indica invece che la lotta è in corso e durerà molto.
Monday, November 28, 2005
Speranze: Certo… sarebbe bello svegliarsi in un paese dove Romano Prodi dice le stesse cose di Pannella, il che però vorrebbe dire che l’alternativa sarebbe già a portata di mano, ma purtroppo non è così. Mi auguro invece, proprio nell’ottica dell’alternanza, di cominciare a cambiare le cose da come sono drammaticamente messe oggi. E quindi pigliamoci con i denti il pezzetto di spazio che Prodi ci offre, in un inciso, detto a mezza bocca, ma che comunque ha il suo valore, e cioè dimostra una pur minima disponibilità a dire sì ai punti di Giavazzi, l’economista che l’altro giorno sul Corriere della Sera chiedeva: 1. riforma della Università e della ricerca; 2. Eliminare gli albi, a partire da quello dei giornalisti; 3. Riforma della “cittadella delle banche”, a partire dal ruolo della Banca d’Italia; 4. Privatizzazioni vere; 5. Riforma del mercato del lavoro: non solo i giovani a fare i conti con la flessibilità, ma anche le imprese siano in vera concorrenza. Ascoltare per credere. (tra poco)
Thursday, November 24, 2005
Quale Russia. Putin non vuole fare la fine dell’Ucraina: premesso che (precisazione forse inutile, ma è tanto per esser chiari) premesso che non penso alle Organizzazioni Non Governative quali panacea contro tutti i mali, e premesso che ci sarebbe molto da dire sul loro carattere “non governativo” (ma lasciamo perdere), in ogni caso mi sembra grave quello che è successo ieri. La Camera bassa del Parlamento dominata dai partiti pro Cremlino, ha approvato infatti a stragrande maggioranza in prima lettura una controversa legge che impone pesanti controlli sulle Ong: dovranno essere registrate come persone giuridiche e non potranno più ricevere finanziamenti dall'estero. «Lo scopo della legge è quella di cacciare dalla Russia le Ong, specie quelle coinvolte nella tutela dei diritti umani», ha dichiarato il direttore regionale di Human Rights Watch, Holly Cartner. Il Cremlino, secondo quanto scrive oggi Vladimir Sapozhnikov sul Sole 24 Ore, teme che la crescente influenza delle Organizzazioni non governative, ampiamente considerate dai vertici politici russi come promotori clandestini delle cosiddette rivoluzioni colorate in Georgia, Ucraina e Kirghizistan, possa destabilizzare la situazione politica e sociale anche della Russia. «Abbiamo visto — ha dichiarato Aleksej Ostrovskij, un deputato del partito nazionalista Ldpr - che cosa era successo in Ucraina, in Georgia e in Moldavia e come hanno funzionato le filiali locali delle Ong finanziate dalla Cia. Vogliamo difendere i nostri cittadini dal caos in cui quelle Ong possono trascinare il nostro Paese». Secondo il deputato Vladimir Plighin, del partito pro Cremlino Russia Unita, la nuova legge dovrà porre fine a «ingerenze distruttive dall'estero nella vita della società russa».
Monday, November 21, 2005
Quale Cina. Ecco cosa sono i laogai: "Mani curate, cravatta rossa e una certezza: l'economia cinese è basata sullo schiavismo. D'accordo, ne parleremo, ma anzitutto chiediamo a Harry Wu se vuole parlarci dei suoi diciannove anni rinchiuso in un laogai. Ci guarda mestamente: «Devi prima capire che cos'è davvero un laogai». E noi credevamo di saperlo: sono dei campi di rieducazione voluti da Mao Zedong che hanno accolto non meno di cinquanta milioni di persone dalla loro costituzione, praticamente l'Italia intera; si è calcolato che non esista un cinese che non conosca almeno una persona che vi è stata soggiogata". Continua a leggere il pezzo di Facci.
Thursday, November 17, 2005
Fantasmi: Lo storico britannico David Irving è stato arrestato in Austria nei giorni scorsi. L'arresto, ha affermato oggi il ministero dell'Interno di Vienna attraverso il suo portavoce, Rufolf Gollia, è stato eseguito il pomeriggio dell'11 novembre a Hartberg in Stiria. Un'azione che rende esecutivo un mandato spiccato nei suoi confronti dal tribunale di Vienna nel novembre 1989 per il reato di apologia del nazismo. L'arresto è stato compiuto sulla base di un mandato spiccato nel mese di novembre 1989 per la sospetta violazione del paragrafo 3 della legge austriaca contro il "revivalismo" nazista. Al momento dell'arresto Irving si stava recando ad un raduno dell'associazione studentesca nazionalista di destra "Olympia". Irving è nato ad Essex nel 1938 e dagli anni '60 è attivo nella pubblicistica storica con lavori come "La Strada di Hitler verso la guerra" e "La Guerra di Hitler". Tra le sue tesi, contestate dagli storici di tutto il mondo, figurano le affermazioni sulla supposta estraneità di Htiler alla “soluzione finale” e cioè lo sterminio progrmmatico e industrializzato degli ebrei. Irving è stato dichiarato "persona non grata" in Germania, paese da cui fu espulso nel 1993, per aver insultato la memoria degli ebrei vittime dell'Olocausto. Sommessamente, direi, non basta rispondergli sempre e comunque a tono, con documentate tesi storiografiche, che abbondano, opposte alle sue? Che bisogno c’è di arrestarlo? Hanno arrestato anche tutti gli altri membri dell'associazione studentesca "Olympia", cui Irving voleva partecipare? Stanno forse ricostituendo il partito nazista? spero di no...
Wednesday, November 16, 2005
Le mani sulla rete: Il summit che si tiene dal 16 al 18 Novembre a Tunisi per la sessione finale del Summit Mondiale sulla Società dell'Informazione convocato dalle Nazioni unite è stato preceduto da un accordo dei 170 Paesi partecipanti sul controllo di internet. Si tratta di un compromesso che accoglie una proposta dell'Unione europea e prevede la creazione di un "forum internazionale" destinato a discutere delle questioni relative all'internet, senza rimettere in gioco le prerogative dell'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), la società californiana incaricata di attribuire i nomi dei siti come .com, .org, .fr ou .ch. Intanto io continuo ad aderire a chiedere di aderire alla campagna del Partito Radicale
L'Unione Europea chiede, e il compromesso raggiunto prima del summit va in questa direzione, un "nuovo metodo cooperativo" nelle questioni che riguardano il controllo dell'Icann, in modo che i governi interessati per ogni singola decisione si possano consultare. Allo stesso tempo però l'Ue vede con favore il controllo dell'indirizzario internet da parte di un'organizzazione privata non profit (l’Icann appunto)e non ha intenzione di promuovere la creazione di nuovi organismi internazionali di controllo che finirebbero per distorcere la natura libera e aperta di internet.
Mmm… non so. la cosa può andare in due direzioni. O si sta per creare un’altra fabbrica di buracrati europei che non faranno nulla e la rete continuerà ad essere quello che è, oppure si darà un’altra carta alle dittature di tutto il mondo che quando si coalizzano riescono anche a prendere decisioni pericolose(vedi episodi vari all’Onu). Speriamo bene.
L'Unione Europea chiede, e il compromesso raggiunto prima del summit va in questa direzione, un "nuovo metodo cooperativo" nelle questioni che riguardano il controllo dell'Icann, in modo che i governi interessati per ogni singola decisione si possano consultare. Allo stesso tempo però l'Ue vede con favore il controllo dell'indirizzario internet da parte di un'organizzazione privata non profit (l’Icann appunto)e non ha intenzione di promuovere la creazione di nuovi organismi internazionali di controllo che finirebbero per distorcere la natura libera e aperta di internet.
Mmm… non so. la cosa può andare in due direzioni. O si sta per creare un’altra fabbrica di buracrati europei che non faranno nulla e la rete continuerà ad essere quello che è, oppure si darà un’altra carta alle dittature di tutto il mondo che quando si coalizzano riescono anche a prendere decisioni pericolose(vedi episodi vari all’Onu). Speriamo bene.
Tuesday, November 15, 2005
Verba volant scpripta manent. Ovvero, le dittature contro internet: «In questo periodo Ahmadinejad ce l'ha con gli sms. Sì, avete capito bene, i messaggini che si inviano col cellulare sono al primo posto nell'agenda dei nemici da sopprimere degli ayatollah iraniani. Il governo sta studiando un modo per controllare, o abolire del tutto l'uso dei messaggi in tutto il Paese. I giornali li possono chiudere, ma non possono impedire alla gente di scambiarsi messaggi via cellulare. Almeno per ora. Il ciclostile, le fotocopie lasciano tracce, il messaggio via sms non ha bisogno di carta e inchiostro, è veloce e volatile come l'aria, sfugge alle maglie soffocanti della censura».
Ancora: Dal 16 al 18 Novembre si terrà a Tunisi la sessione finale del Summit Mondiale sulla Società dell'Informazione convocato dalle Nazioni unite. Cina, Cuba, Iran e Arabia Saudita (stiamo parlando quindi di dittature et similia) hanno eretto varie barriere all'uso di Internet, compreso il blocco dei contenuti sui motori di ricerca sulle parole “democrazia” e simili. Questi paesi chiederanno che l'Onu ponga dei limiti all'immisione dei contenuti della rete, prendendo come spunto il fatto che gli Usa avrebbero il monopolio del sistema. Oggi lo spazio web è gestito dall'Internet corporation for assigned names and numbers (Icann), fondato negli Usa nel 1998, ma nessuno mai ha nemmeno in sogno posto un limite sui contenuti online. I paesi di cui sopra chiedono che l’Onu metta il cappello sulla rete, secondo le loro richieste di restrizione e controllo. La richiesta, guarda un po’, riguarda la rete e non gli altri media. La rete, come gli sms anche se in modo diverso, ha nella sua atemporalità e fisicità non facilmente identificabile l’aspetto meno controllabile. Come dicevo mesi fa, quello che i fascismi temono è proprio il volant dei verba, l’oralità, in qualche modo rappresentata e realizzata dalla rete, che è inafferrabile, e perciò stesso libera intrinsecamente, rispetto all’immobilismo e alla finitezza (pur nella enormità delle interpretazioni) degli scripta. Su questo i radicali hanno organizzato qualcosa di importante.
Ps. Per Adinolfi che mi vede ridotto al silenzio… beh, come vedi non è così. Vorrei scrivere, e siccome non siamo nel Pnf, nessuno me lo impedisce, è che spesso ho altro a cui dedicarmi.
Ps2. (da oggi, ho deciso, ritorno all’uso delle maiuscole, in fondo hanno la loro utilità)
Ancora: Dal 16 al 18 Novembre si terrà a Tunisi la sessione finale del Summit Mondiale sulla Società dell'Informazione convocato dalle Nazioni unite. Cina, Cuba, Iran e Arabia Saudita (stiamo parlando quindi di dittature et similia) hanno eretto varie barriere all'uso di Internet, compreso il blocco dei contenuti sui motori di ricerca sulle parole “democrazia” e simili. Questi paesi chiederanno che l'Onu ponga dei limiti all'immisione dei contenuti della rete, prendendo come spunto il fatto che gli Usa avrebbero il monopolio del sistema. Oggi lo spazio web è gestito dall'Internet corporation for assigned names and numbers (Icann), fondato negli Usa nel 1998, ma nessuno mai ha nemmeno in sogno posto un limite sui contenuti online. I paesi di cui sopra chiedono che l’Onu metta il cappello sulla rete, secondo le loro richieste di restrizione e controllo. La richiesta, guarda un po’, riguarda la rete e non gli altri media. La rete, come gli sms anche se in modo diverso, ha nella sua atemporalità e fisicità non facilmente identificabile l’aspetto meno controllabile. Come dicevo mesi fa, quello che i fascismi temono è proprio il volant dei verba, l’oralità, in qualche modo rappresentata e realizzata dalla rete, che è inafferrabile, e perciò stesso libera intrinsecamente, rispetto all’immobilismo e alla finitezza (pur nella enormità delle interpretazioni) degli scripta. Su questo i radicali hanno organizzato qualcosa di importante.
Ps. Per Adinolfi che mi vede ridotto al silenzio… beh, come vedi non è così. Vorrei scrivere, e siccome non siamo nel Pnf, nessuno me lo impedisce, è che spesso ho altro a cui dedicarmi.
Ps2. (da oggi, ho deciso, ritorno all’uso delle maiuscole, in fondo hanno la loro utilità)
A Luigi: Malvino mi fa l’onore di dedicarmi un post dove si interroga sulle responsabilità storiche e culturali che portano in Italia alla compressione e alla mortificazione dello spirito scientifico che, come conseguenza, ha l’annichilimento dei risultati della nostra ricerca. Ci sono altre colpe oltre quella della Chiesa di Roma in questa paura della scienza, si chiede Malvino? Sì; ci sono gli argini, le dighe poste da alcuni pensatori, filosofi, intellettuali organici o politici, o come li vogliamo chiamare, fa lo stesso, argini che hanno costruito loro e che non ci aiutano. Così mi pare risponda Malvino.
Mi pare però che la cosa sia un po’ diversa. Gramsci e Croce, in modi diversi, (non entriamo nel merito specifico delle loro analisi anche perché non è che i mezzi poi mi sostengano così tanto..) hanno avuto a rispondere a climi molto diversi dal nostro. La vicinanza temporale e diciamo ideologica con gli aspetti deteriori del positivismo imponeva loro di recuperare alla interpretazione, alla ermeneutica del dato sperimentale la necessità di uno spazio. Nell’eredità del positivismo l’approccio alla scienza spesso si trasformava in meccanicismo. (Ho fatto lo scientifico. Che domande. Non si vede?)
C’è da dire poi che i papi con cui facevano i conti loro non avevano ancora deciso (per forza di cose) di mettere piede nel mondo dei media e della comunicazione moderna, che ovviamente non esisteva. Era una Chiesa di Roma, quella di Leone XIII, che, sebbene cercasse di esprimere un temporalismo di marca diversa da quello ottocentesco, con il ricorso alla diplomazia internazionale, all’essere stato tra gli stati, ad avere un approccio globale e non solo italiano, era in ogni caso una Chiesa romana che non aveva le inquietudini attuali. Aveva ancora la convinzione di essere maggioritaria in larga parte d’Europa e certamente in Italia. O almeno a me così sembra.
Il problema per i crociani e per i gramsciani e per tutti gli “–ani” di tutte le razze ( il suono e l’evocazione di “altro” ha anche un significato giusto a volte), è sempre quello di prendere le parole del maestro e ripeterle a mo’ di ecolalia, mentre come diceva Paolo Conte, il maestro è nell’anima, e da lì ti detta, con parole nuove, tue.
E sarà da vedere pure cosa farà il vero Ratzinger, rispetto ai ratzingeri-ani, che pure qualche sorpresa, il vecchio erudito, quando si sentirà veramente al sicuro, potrà riservarci.
Insomma voglio dire due cose: da una parte il problema è globale. Il Vaticano oggi, di fronte al dramma dell’integralismo che si vede in giro per il mondo, intende rispondere con la moneta dell’identità, che alla fine non fa altro che portare dalle parti degli –ismi e –ani che ripetono le cose a pappagallo, e producono tragedie invece di rispondere alle tragedie. Dall’altra i limiti alla centralità dell’approccio scientifico vengono sempre dalle nostre mentalità. Io per me non credo ad una ricerca intesa come sistema esauriente. Credo che la scienza sia uno dei mezzi con cui cerchiamo di darci delle risposte, ma ci sono campi in cui la scienza non arriva, ma questo è un problema momentaneo. Quindi: di colpa non parlerei. Semmai il Vaticano da una parte oggi si muove in modo veramente diverso rispetto al passato, e questo è innegabile. Ma la responsabilità è nostra. Siamo noi nella necessità di non essere “-ani”, ma di rispondere alle cose, in modo sereno e deciso.
Mi pare però che la cosa sia un po’ diversa. Gramsci e Croce, in modi diversi, (non entriamo nel merito specifico delle loro analisi anche perché non è che i mezzi poi mi sostengano così tanto..) hanno avuto a rispondere a climi molto diversi dal nostro. La vicinanza temporale e diciamo ideologica con gli aspetti deteriori del positivismo imponeva loro di recuperare alla interpretazione, alla ermeneutica del dato sperimentale la necessità di uno spazio. Nell’eredità del positivismo l’approccio alla scienza spesso si trasformava in meccanicismo. (Ho fatto lo scientifico. Che domande. Non si vede?)
C’è da dire poi che i papi con cui facevano i conti loro non avevano ancora deciso (per forza di cose) di mettere piede nel mondo dei media e della comunicazione moderna, che ovviamente non esisteva. Era una Chiesa di Roma, quella di Leone XIII, che, sebbene cercasse di esprimere un temporalismo di marca diversa da quello ottocentesco, con il ricorso alla diplomazia internazionale, all’essere stato tra gli stati, ad avere un approccio globale e non solo italiano, era in ogni caso una Chiesa romana che non aveva le inquietudini attuali. Aveva ancora la convinzione di essere maggioritaria in larga parte d’Europa e certamente in Italia. O almeno a me così sembra.
Il problema per i crociani e per i gramsciani e per tutti gli “–ani” di tutte le razze ( il suono e l’evocazione di “altro” ha anche un significato giusto a volte), è sempre quello di prendere le parole del maestro e ripeterle a mo’ di ecolalia, mentre come diceva Paolo Conte, il maestro è nell’anima, e da lì ti detta, con parole nuove, tue.
E sarà da vedere pure cosa farà il vero Ratzinger, rispetto ai ratzingeri-ani, che pure qualche sorpresa, il vecchio erudito, quando si sentirà veramente al sicuro, potrà riservarci.
Insomma voglio dire due cose: da una parte il problema è globale. Il Vaticano oggi, di fronte al dramma dell’integralismo che si vede in giro per il mondo, intende rispondere con la moneta dell’identità, che alla fine non fa altro che portare dalle parti degli –ismi e –ani che ripetono le cose a pappagallo, e producono tragedie invece di rispondere alle tragedie. Dall’altra i limiti alla centralità dell’approccio scientifico vengono sempre dalle nostre mentalità. Io per me non credo ad una ricerca intesa come sistema esauriente. Credo che la scienza sia uno dei mezzi con cui cerchiamo di darci delle risposte, ma ci sono campi in cui la scienza non arriva, ma questo è un problema momentaneo. Quindi: di colpa non parlerei. Semmai il Vaticano da una parte oggi si muove in modo veramente diverso rispetto al passato, e questo è innegabile. Ma la responsabilità è nostra. Siamo noi nella necessità di non essere “-ani”, ma di rispondere alle cose, in modo sereno e deciso.
Thursday, November 03, 2005
ordine dei giornalisti: rimetto un post di più o meno un anno fa che mi pare più che mai attuale, per parlare dell'italia bloccata degli ordini e delle professioni. la professione di giornalista in italia e' regolata dalla legge 3 febbraio 1963 n. 69. secondo questa legge l'attivita' giornalistica e' un'attivita' intellettuale, caratterizzata dall'elemento della "creativita'" (dunque non quello della necessita' di raccontare le cose come stanno: vedi le 5w del mondo anglosassone). la legge riconosce poi la "rilevanza sociale del giornalismo" e impone, a chi lo eserciti in forma professionale, di iscriversi obbligatoriamente in un albo. l'ordine dei giornalisti esiste solo in italia. nel 1908 c'e' il primo riconoscimento giuridico della professione e la nascita del primo albo, che viene poi recepito in sede contrattuale nel marzo del 1925 (attenzione: siamo al III anno dell'era fascista) quando fra la federazione della stampa e gli editori fu firmato un accordo che prevedeva la costituzione presso ciascuna associazione regionale di un comitato di giornalisti e editori per la compilazione dell'albo locale. nella capitale venne costituito un comitato d'appello per giudicare sui ricorsi avverso l'esclusione dagli albi locali. come si vede, gia' prende corpo quello che sara' il concetto di totalitarismo che nell'opera di governo di mussolini sara' centrale: editori e professionisti si uniscono in un comitato comune al fine di realizzare l'intento comune della costruzione dell'italia fascista. il regio decreto del 1928 prevedeva un albo dei giornalisti suddiviso in tre distinti elenchi: i professionisti (cioe' coloro che da almeno 18 mesi esercitavano esclusivamente la professione giornalistica), i praticanti (coloro che pur esercitando esclusivamente la professione non avevano raggiunto l'anzianita' di 18 mesi o i 21 anni di eta') e i pubblicisti (coloro che esercitavano, oltre all'attivita' retribuita di giornalista, anche altre attivita' o altre professioni). come e' evidente l'ordinamento professionale attuale mostra una forte continuita' con quanto avveniva in passato (e che passato!). certo, oggi l'albo non e' piu' gestito da un comitato di 5 membri nominati dal ministro di grazia e giustizia di concerto con il ministero dell'interno e delle corporazioni, come invece avveniva in epoca fascista. caduto il fascismo viene ricostituita la federazione della stampa (26 luglio 1943). nel 1944 con un decreto si sostituiscono i comitati interregionali per l'albo e la commissione superiore per la stampa con una commissione unica, avente sede a roma, alla quale veniva affidata la tenuta degli 11 albi regionali e interregionali e la disciplina degli iscritti. la commissione rimane in vita fino al 1963, quando arriva la legge ancora in vigore.
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