nuove pene: parson � gli arresti domiciliari. potr� andare a scuola e dal medico, ma non navigare su internet. ha contagiato 500mila computer nel mondo. rischia 10 anni di carcere. oggi sul corriere.
preso l'hacker che �infetto'� internet. gli agenti dell'fbi hanno arrestato �l'untore�: si chiama jeffrey lee parson, ha 18 anni, ed � il creatore del virus �blaster-b�.gli hanno dato la caccia per giorni. silenziosamente. hanno seguito le sue tracce, con pazienza, nell�immensa galassia della rete.
identikit - e� un ragazzo di soli 18 anni, grande e grosso: � alto 1,93 e pesa 145 chili. si chiama jeffrey lee parson ed � originario di hopkins, nel minnesota, stato delle grandi pianure del midwest americano. il giovane hacker - nella cui casa sono stati trovati 7 potenti computer - ha ammesso all�fbi di avere aver modificato il virus �blaster� e di averne creato una versione conosciuta sotto nomi diversi. il suo �blaster-b� ha imperversato lungo le autostrade informatiche per quasi tutto il mese di agosto. certo, non la pi� devastante (quella originaria), ma comunque in grado di creare seri problemi ai sistemi: tra i danni causati dal virus, noto anche nella versione lovesan, si pu? contare tra l�altro la forzata chiusura degli uffici della motorizzazione del maryland.
danni - blaster ha colpito anche l�italia, con effetti minori per via del periodo di ferie. parson avrebbe riscritto il codice originale della malattia informatica, il cui autore � ancora sconosciuto, aggiungendo la sua �firma�. il pirata del web avrebbe infine immesso il nuovo virus in rete lasciando che si replicasse danneggiando migliaia di computer in tutto il mondo. le autorit� stimano che, solo negli stati uniti, blaster abbia causato alle aziende danni per l�equivalente di 3,5 miliardi di euro.
e adesso? �il ragazzo rischia grosso - hanno fatto sapere alla procura di seattle, titolare dell�inchiesta - sar� giudicato come un adulto�. jeffrey lee parson rischia 10 anni di carcere e una multa pari a poco meno di 260 mila euro. �i crimini informatici sono questioni molto serie - ha aggiunto graham cluley, esperto di sicurezza della rete della societ� britannica di antivirus sophos -. forse jeffrey non � il principale responsabile. ma chiunque diffonda virus su internet deve sapere che c�� un prezzo da pagare�.
la pena - a saint paul, in minnesota, nella prima udienza del processo, il giudice federale susan nelson ha disposto per parson gli arresti domiciliari. potr� andare a scuola e dal medico, ma non navigare su internet. il procuratore aveva chiesto di lasciarlo in carcere. prossima udienza a seattle, il 17 settembre. per ironia della sorte, parson, noto sul web come teekid, � stato incastrato nel pi� classico dei modi: grazie a una �gola profonda�, un testimone che ha detto di averlo visto testare blaster e ha avvertito le autorit�. gli agenti della sezione crimini informatici dell'fbi hanno poi identificato il sito web del giovane hacker, t33kid.com , non pi� attivo ma ancora rintracciabile nell�archivio di google, il pi� celebre motore di ricerca.
tradito - grazie alla memoria cache (la �fotografia� di ogni singola pagina web che rimane a disposizione di tutti anche dopo la �morte� del sito di riferimento), gli investigatori hanno infine scoperto riferimenti precisi al �baco� che ha infestato la rete nelle settimane scorse. un controllo incrociato ha poi fornito l�indirizzo del responsabile del sito.
precedenti - parson non � certo il primo a finire nelle maglie della giustizia. prima di lui, le cronache registrano il caso di kevin mitnick, il pirata informatico pi� celebre del mondo: entrato in carcere nel 1996, ne � uscito quattro anni dopo con il divieto di toccare un computer. poi c�� stato il caso di david l. smith, il �padre� del virus melissa, arrestato nel 1999 dopo un�imponente caccia all�uomo. e infine, mafiaboy, �nome d�arte� di un quindicenne canadese che, nel febbraio 2000, aiutato da due compagni, coolio (il freddo) e scare (spavento), mise sotto scacco i server dei pi� importanti siti del mondo, da yahoo! adamazon, alla cnn.
Monday, September 01, 2003
Thursday, August 28, 2003
putin 2: secondo il foglio.
alla maddalena � giunta la squadra russa che veglier� su vladimir putin ospite di di berlusconi. secondo la nezavisimaya gazeta, il cav. e putin potrebbero tenere una conferenza stampa a bordo dell�incrociatore moskva. la cura di mosca verso i paesi �caldi� del post 11 settembre ha ieri registrato l�arrivo delle prime forniture militari russe all�indonesia. due avanzati sukhoi su-27 sono stati consegnati a giava. e� l�antipasto dei su-30 e degli elicotteri d�attacco mi-35 che putin fornir� alla presidente megawati sukarnoputri, che aggira cos� l�embargo posto da usa e gran bretagna dodici anni fa. le ragioni di allora, la guerriglia interna e il rispetto dei diritti umani, cedono alla necessit� di fronteggiare il terrorismo islamico. e putin � stato lesto ad approfittarne. ieri poi putin ha autorizzato il primo ministro mikhail kasyanov a presentare alla duma il bilancio per il 2004. il quarto di seguito a registrare un avanzo. l�ipotesi � che il pil russo equivalga a 493 miliardi di dollari rispetto ai 419 del 2003, con una spesa pubblica di 88 miliardi, il 17,4 per cento del pil, ed entrate per 91 miliardi, il 17,9. putin ci si gioca le prossime elezioni. e con un putin cos� l�europa dovrebbe solo giocare di rimessa, magari in chiave antiamericana, come adombrava ieri sergio romano?
alla maddalena � giunta la squadra russa che veglier� su vladimir putin ospite di di berlusconi. secondo la nezavisimaya gazeta, il cav. e putin potrebbero tenere una conferenza stampa a bordo dell�incrociatore moskva. la cura di mosca verso i paesi �caldi� del post 11 settembre ha ieri registrato l�arrivo delle prime forniture militari russe all�indonesia. due avanzati sukhoi su-27 sono stati consegnati a giava. e� l�antipasto dei su-30 e degli elicotteri d�attacco mi-35 che putin fornir� alla presidente megawati sukarnoputri, che aggira cos� l�embargo posto da usa e gran bretagna dodici anni fa. le ragioni di allora, la guerriglia interna e il rispetto dei diritti umani, cedono alla necessit� di fronteggiare il terrorismo islamico. e putin � stato lesto ad approfittarne. ieri poi putin ha autorizzato il primo ministro mikhail kasyanov a presentare alla duma il bilancio per il 2004. il quarto di seguito a registrare un avanzo. l�ipotesi � che il pil russo equivalga a 493 miliardi di dollari rispetto ai 419 del 2003, con una spesa pubblica di 88 miliardi, il 17,4 per cento del pil, ed entrate per 91 miliardi, il 17,9. putin ci si gioca le prossime elezioni. e con un putin cos� l�europa dovrebbe solo giocare di rimessa, magari in chiave antiamericana, come adombrava ieri sergio romano?
Wednesday, August 27, 2003
putin: visto da sergio romano. oggi sul corriere.
quando un lontano predecessore di vladimir putin, lo zar nicola ii, visit� l�italia nell�ottobre del 1909, l�incontro avvenne nel castello di racconigi, residenza privata di vittorio emanuele iii in piemonte. anche putin, fra qualche giorno, sar� ricevuto in una residenza privata del presidente del consiglio in sardegna. ma 94 anni fa il luogo fu scelto per evitare le manifestazioni socialiste che avrebbero turbato il viaggio dello zar a roma e in altre grandi citt�. nel caso di putin, invece, la scelta della sardegna � soltanto un segno dei buoni rapporti personali che berlusconi ha instaurato con il presidente russo. le credenziali democratiche dell�ospite non sono impeccabili e qualcuno, a sinistra, ricorder� nei prossimi giorni tutti gli scheletri del suo armadio, veri o presunti: il piglio autoritario della sua presidenza, la guerra cecena, le interferenze nell�informazione tv, le battaglie un po� troppo spregiudicate contro gli oligarchi e il tentativo di controllare i sondaggi d�opinione organizzati sinora, con grande competenza e autonomia, dall�istituto di uno dei maggiori sociologi russi, jurij levada. ma non credo che l�opposizione vorr� sminuire l�importanza dell�incontro in sardegna o della visita di stato che il presidente russo far� due mesi dopo a roma. nessun inquilino del cremlino, nella storia del suo paese, era riuscito a combinare, nelle proporzioni realisticamente possibili, dosi altrettanto importanti di democrazia e di efficienza riformatrice. e nessuno, spero, vorr� negare che molti vizi da eliminare sono il retaggio dello stato comunista. grazie a putin la russia � nuovamente protagonista della politica internazionale. anche i critici della guerra cecena sanno che nelle maggiori crisi del momento (iraq, palestina, corea del nord) putin ha adottato con molto equilibrio una linea simile a quella della maggioranza dell�opinione pubblica europea. i suoi buoni rapporti con berlusconi possono giovare all�italia e all�europa.
perch� questo accada tuttavia � opportuno che il premier italiano rinunci a parlare dell�ingresso della russia nella unione come di una prospettiva realistica e desiderabile. non � n� l�una n� l�altra. manca di realismo perch� la russia non � ancora, e non sar� per molti anni, uno stato di diritto e una economia di mercato. non � desiderabile perch� la russia � troppo grande, troppo ingombrante, troppo orgogliosa della sua storia nazionale e, nel bene e nel male, troppo diversa. il primo a saperlo � putin, pronto a incassare, per quello che valgono, i calorosi auspici dell�amico italiano, ma perfettamente consapevole della loro irrilevanza politica. l�unico risultato delle dichiarazioni di berlusconi � di indurre nei partner europei la convinzione che il suo governo abbia rinunciato a qualsiasi prospettiva federalista e voglia trasformare l�unione in una grande zona di libero scambio.
sgombrato il campo da questo falso problema, il rapporto fra l�unione e la russia pu� presentare, per ambedue, grandi vantaggi. la russia ha bisogno dell�ue per crescere economicamente, formare i suoi quadri amministrativi, modernizzare il suo apparato produttivo e le sue infrastrutture. l�unione ha bisogno della russia per bilanciare in medio oriente e in asia il peso eccessivo di un�america troppo imperiale. senza rinunciare alle sue tradizionali relazioni con gli usa, l�europa disporr�, grazie alla russia, di maggiore autonomia. il mondo ha bisogno della grande potenza americana, ma anche di pesi e contrappesi che costringano washington a essere meno impulsiva di quanto sia stata negli scorsi mesi. sarebbe utile che di questo parlassero in sardegna il presidente della russia e il presidente dell�unione.
quando un lontano predecessore di vladimir putin, lo zar nicola ii, visit� l�italia nell�ottobre del 1909, l�incontro avvenne nel castello di racconigi, residenza privata di vittorio emanuele iii in piemonte. anche putin, fra qualche giorno, sar� ricevuto in una residenza privata del presidente del consiglio in sardegna. ma 94 anni fa il luogo fu scelto per evitare le manifestazioni socialiste che avrebbero turbato il viaggio dello zar a roma e in altre grandi citt�. nel caso di putin, invece, la scelta della sardegna � soltanto un segno dei buoni rapporti personali che berlusconi ha instaurato con il presidente russo. le credenziali democratiche dell�ospite non sono impeccabili e qualcuno, a sinistra, ricorder� nei prossimi giorni tutti gli scheletri del suo armadio, veri o presunti: il piglio autoritario della sua presidenza, la guerra cecena, le interferenze nell�informazione tv, le battaglie un po� troppo spregiudicate contro gli oligarchi e il tentativo di controllare i sondaggi d�opinione organizzati sinora, con grande competenza e autonomia, dall�istituto di uno dei maggiori sociologi russi, jurij levada. ma non credo che l�opposizione vorr� sminuire l�importanza dell�incontro in sardegna o della visita di stato che il presidente russo far� due mesi dopo a roma. nessun inquilino del cremlino, nella storia del suo paese, era riuscito a combinare, nelle proporzioni realisticamente possibili, dosi altrettanto importanti di democrazia e di efficienza riformatrice. e nessuno, spero, vorr� negare che molti vizi da eliminare sono il retaggio dello stato comunista. grazie a putin la russia � nuovamente protagonista della politica internazionale. anche i critici della guerra cecena sanno che nelle maggiori crisi del momento (iraq, palestina, corea del nord) putin ha adottato con molto equilibrio una linea simile a quella della maggioranza dell�opinione pubblica europea. i suoi buoni rapporti con berlusconi possono giovare all�italia e all�europa.
perch� questo accada tuttavia � opportuno che il premier italiano rinunci a parlare dell�ingresso della russia nella unione come di una prospettiva realistica e desiderabile. non � n� l�una n� l�altra. manca di realismo perch� la russia non � ancora, e non sar� per molti anni, uno stato di diritto e una economia di mercato. non � desiderabile perch� la russia � troppo grande, troppo ingombrante, troppo orgogliosa della sua storia nazionale e, nel bene e nel male, troppo diversa. il primo a saperlo � putin, pronto a incassare, per quello che valgono, i calorosi auspici dell�amico italiano, ma perfettamente consapevole della loro irrilevanza politica. l�unico risultato delle dichiarazioni di berlusconi � di indurre nei partner europei la convinzione che il suo governo abbia rinunciato a qualsiasi prospettiva federalista e voglia trasformare l�unione in una grande zona di libero scambio.
sgombrato il campo da questo falso problema, il rapporto fra l�unione e la russia pu� presentare, per ambedue, grandi vantaggi. la russia ha bisogno dell�ue per crescere economicamente, formare i suoi quadri amministrativi, modernizzare il suo apparato produttivo e le sue infrastrutture. l�unione ha bisogno della russia per bilanciare in medio oriente e in asia il peso eccessivo di un�america troppo imperiale. senza rinunciare alle sue tradizionali relazioni con gli usa, l�europa disporr�, grazie alla russia, di maggiore autonomia. il mondo ha bisogno della grande potenza americana, ma anche di pesi e contrappesi che costringano washington a essere meno impulsiva di quanto sia stata negli scorsi mesi. sarebbe utile che di questo parlassero in sardegna il presidente della russia e il presidente dell�unione.
Monday, August 25, 2003
ci sono dei giorni strani: (minima privata) come oggi... una serie di cose storte. rompo la chiave nella porta, mi chiama il direttore della banca e mi dice: ben tornato ma qui c'� un bel buco! arrivo al lavoro e vedo certe facce che in altri luoghi tratterei con altri mezzi... e vabb�. ma come dice andreotti mai perdere l'ottimismo. del resto: sto mettendo su una casa che sembra una piccola reggia (almeno per le mie abitudini monastiche) e lo sto facendo insieme a una persona straordinaria... dunque guardiamo avanti a pace al direttore della banca.
Wednesday, August 20, 2003
l'esercito dei blogger: oggi se ne occupa anche il corriere: siccome interessa lo posto per intero. buona lettura.
c'� un'arma espressiva nascosta nel web. un'arma che in passato gli scrittori usavano con parsimonia e che ora � pronta ad essere sfoderata a ogni pi� sospinto. e' il punto esclamativo, vera e propria macchina da guerra delle avanguardie del duemila. e subito dopo vengono i puntini sospensivi. provate a sfogliare un blog qualunque e ve ne accorgerete. �il blog � frenesia, � tutto e il contrario di tutto, � antica attitudine alla confidenza e fiorire di nuovi percorsi e neologismi�. questa definizione, che si trova in diario di una blogger , l'ultimo libro (marsilio) di francesca mazzucato, � affascinante ma imperfetta. per saperne di pi�, � forse meglio rivolgersi a uno dei tanti siti web che lo praticano. e allora si scoprir� che il blog, ovvero �web log�, � �uno spazio virtuale autonomamente gestito che consente di "pubblicare in tempo reale" notizie, informazioni o storie di ogni genere�. secondo i teorici, il blog � �espressione dello spirito anarchico e individualista della rete e dei tempi�. in italia sono tantissimi quelli fioriti nell'ultimo anno: splinder , the gnueconomy , bloggando , clarence , arruba , nazioneindiana , quintostato , eccetera eccetera. una marea. una marea di bloggers, gente che affida al web i propri pensieri, i propri appunti e le proprie storie. ma che si tratti davvero di "nuovi percorsi", di un fuoco d'artificio di linguaggi e di immagini, salvo eccezioni, � tutto da discutere. tant'� vero che qualche settimana fa un articolo dello scrittore tiziano scarpa, blogger a sua volta per nazioneindiana , ha scatenato le reazioni risentite dei frequentatori pi� accaniti. l'articolo, se cos� si pu� chiamare un intervento web, si intitolava: �bloggers, siete peggio di liala!� e parlava non del "minimalismo" ma addirittura del "minimismo" dei diari in rete, dell'autocensura giornaliera che rivelano tutti quegli "autori non autorizzati", "spontanei" o "autolegittimati" che compaiono in migliaia di siti. insomma, esprimeva una profonda delusione nel leggere questi "verbalizzatori del pochissimo" o "narratori del quasi-niente".
in effetti, se � vero che il blog, trionfalmente arrivato in italia con debito ritardo rispetto agli stati uniti (dove ormai � quasi in declino), si presenta come un genere letterario o paraletterario innovativo per il canale di diffusione e soprattutto per la spontaneit� creativa priva di filtri "editoriali", � altrettanto innegabile che i risultati sul piano espressivo finiscono per essere poca cosa. anche (o forse soprattutto) quando ambiscono alla letterariet�. commentini, temini, pensierini, storielle, scambi di battute. con l'attrazione fatale per il punto esclamativo e per i puntini sospensivi, veri e propri segni del nostro tempo, bandiere dell'avanguardia web-letteraria.
ovviamente il discorso di scarpa era rivolto in particolare agli scrittori o simili ("autori non autorizzati", appunto), escludendo tutti i blog di servizio con intenti giornalistici (come quello, per esempio, di luca sofri, wittgenstein , che segnala spunti di lettura tratti da periodici e quotidiani). fatto sta che scarpa non aveva torto: l'esercito dei bloggers appare per lo pi� come un'armata brancaleone di giovani in vena di confidenze oppure desiderosi di vincere la noia comunicando al prossimo i propri malesseri che un movimento arrabbiato di "anarchici individualisti" (in netta maggioranza, le voci femminili) capaci di sconvolgere lo status quo del perbenismo generale. anche quando promettono sfracelli. anche quando presentano le loro pagine come luoghi di sconvolgente originalit�: �il mio angolino nascosto dove vomito tutto...�, �spazio vuoto in cui perdersi e tirar fuori la propria essenza...�, �il diario pazzo di un folletto della rete�.
c'� di tutto. c'� la categoria degli svagati adolescenziali in cerca di paesaggi interiori non meglio definiti: �hai lasciato le tue idee da qualche parte o le hai ancora incollate alla testa? non si riesce a viaggiare se la testa � piena... piena di vita quotidiana, piena di preconcetti, piena di problemi, piena di solitudine... forse dovresti deciderti una buona volta. parti. ma questa volta davvero� ( arcadia ). c'� la categoria dei vaticinanti ispirati, rigorosamente aforistici: �sei accanto a me, e vedo la citt� con occhi nuovi� ( mia wallace ); �esistono, esistono! i tramonti a nord est esistono davvero!� ( 4 banalitaten ). c'� la categoria dei sentimental-poetico-romantici: "grazie pap� / per avermi dato la vita. / per avermi insegnato la lealt�, la grinta e l'azzardo. / spero di non deluderti mai� ( il ciolo ). c'�, per riprendere la definizione di scarpa, una caterva di mini-mini-minimalisti: �oggi mi sono svegliata prestissimo!!! alle 8.00 x essere precisa, il ke � un record per una come me� ( rita's blog ); �sono in "pseudoferie" da 7 giorni, nel mio paese natale a molte miglia da dove vivo tutto l'anno. si da il caso che io viva in centro e, d'estate, ci sono vari piccoli concerti di gruppi locali. ora stanno suonando un po' di brani dei beatles, ed io ho un magone che non immaginate! a volte vorrei essere solo un po' pi� debole, lasciarmi andare e piangere! o forse sarei solo pi� coraggioso se lo facessi! che stupido che sono...� ( il guardiano del faro ).
c'� il maledettismo di maniera di chi ha letto troppi beat finendo per identificarsi con bukowski e compagni: �lo dico tutte le sante volte che mi prendo una sbronza di quelle da morirci: no, no, � l'ultima volta, accidenti, non sono mai stata cos� male in vita mia ecc... belle cazzate come al solito! non vi dico in che condizioni stavo ieri sera... vi dico solo che mi sono alzata adesso giusto per scrivere l'ultimo o penultimo post prima di partire domani sera! eh si mollo tutto e scappo dai miei amici per non tornare pi�!� ( kapricciosa ). c'� il gergale moderatamente inventivo della quotidianit� in stile sms: �molto stringata (speriamo): - fra mi invita a cena - carramba! si presenta anche mauri a sorpresa. - da quanto ho capito, fra l'aveva � o - mollato nel pom, ma siccome era ambriaca, credo che non valesse e non fosse stato messo agli atti - tensione palpabile, del tipo che i bocconi ti si bloccano a met� nel silenzio pi� totale - ripicche, rinfacciamenti, scuse, silenzi, ma tu, ma io, ma i tuoi, ma che c'entrano i miei etc. etc.� ( chiara x caso ). c'� il pamhlettismo impegnato: �he... he... � proprio vero che il mondo gira! prodi e compagni (� proprio il caso di dirlo "compagni") si indigna per le accuse mossegli! e non solo per telekom serbia! � solo vorrei chiedere al mortadella come ci si sente, tutto qua!� ( il guardiano del faro ).
tanti scrittori, mini-minimalisti, filosofici, satirici, maledetti, intimisti, con un solo tratto comune: il punto esclamativo facile, i puntini sospensivi appena si pu�. tutto lo stupore indicibile, tutta la rabbia inconfessabile concentrati in tre puntini di sospensione o in un punto esclamativo, massimo segno di espressivit� post-novecentesca. l'estetica blog? carramba, che originalit�! e che potenza�
c'� un'arma espressiva nascosta nel web. un'arma che in passato gli scrittori usavano con parsimonia e che ora � pronta ad essere sfoderata a ogni pi� sospinto. e' il punto esclamativo, vera e propria macchina da guerra delle avanguardie del duemila. e subito dopo vengono i puntini sospensivi. provate a sfogliare un blog qualunque e ve ne accorgerete. �il blog � frenesia, � tutto e il contrario di tutto, � antica attitudine alla confidenza e fiorire di nuovi percorsi e neologismi�. questa definizione, che si trova in diario di una blogger , l'ultimo libro (marsilio) di francesca mazzucato, � affascinante ma imperfetta. per saperne di pi�, � forse meglio rivolgersi a uno dei tanti siti web che lo praticano. e allora si scoprir� che il blog, ovvero �web log�, � �uno spazio virtuale autonomamente gestito che consente di "pubblicare in tempo reale" notizie, informazioni o storie di ogni genere�. secondo i teorici, il blog � �espressione dello spirito anarchico e individualista della rete e dei tempi�. in italia sono tantissimi quelli fioriti nell'ultimo anno: splinder , the gnueconomy , bloggando , clarence , arruba , nazioneindiana , quintostato , eccetera eccetera. una marea. una marea di bloggers, gente che affida al web i propri pensieri, i propri appunti e le proprie storie. ma che si tratti davvero di "nuovi percorsi", di un fuoco d'artificio di linguaggi e di immagini, salvo eccezioni, � tutto da discutere. tant'� vero che qualche settimana fa un articolo dello scrittore tiziano scarpa, blogger a sua volta per nazioneindiana , ha scatenato le reazioni risentite dei frequentatori pi� accaniti. l'articolo, se cos� si pu� chiamare un intervento web, si intitolava: �bloggers, siete peggio di liala!� e parlava non del "minimalismo" ma addirittura del "minimismo" dei diari in rete, dell'autocensura giornaliera che rivelano tutti quegli "autori non autorizzati", "spontanei" o "autolegittimati" che compaiono in migliaia di siti. insomma, esprimeva una profonda delusione nel leggere questi "verbalizzatori del pochissimo" o "narratori del quasi-niente".
in effetti, se � vero che il blog, trionfalmente arrivato in italia con debito ritardo rispetto agli stati uniti (dove ormai � quasi in declino), si presenta come un genere letterario o paraletterario innovativo per il canale di diffusione e soprattutto per la spontaneit� creativa priva di filtri "editoriali", � altrettanto innegabile che i risultati sul piano espressivo finiscono per essere poca cosa. anche (o forse soprattutto) quando ambiscono alla letterariet�. commentini, temini, pensierini, storielle, scambi di battute. con l'attrazione fatale per il punto esclamativo e per i puntini sospensivi, veri e propri segni del nostro tempo, bandiere dell'avanguardia web-letteraria.
ovviamente il discorso di scarpa era rivolto in particolare agli scrittori o simili ("autori non autorizzati", appunto), escludendo tutti i blog di servizio con intenti giornalistici (come quello, per esempio, di luca sofri, wittgenstein , che segnala spunti di lettura tratti da periodici e quotidiani). fatto sta che scarpa non aveva torto: l'esercito dei bloggers appare per lo pi� come un'armata brancaleone di giovani in vena di confidenze oppure desiderosi di vincere la noia comunicando al prossimo i propri malesseri che un movimento arrabbiato di "anarchici individualisti" (in netta maggioranza, le voci femminili) capaci di sconvolgere lo status quo del perbenismo generale. anche quando promettono sfracelli. anche quando presentano le loro pagine come luoghi di sconvolgente originalit�: �il mio angolino nascosto dove vomito tutto...�, �spazio vuoto in cui perdersi e tirar fuori la propria essenza...�, �il diario pazzo di un folletto della rete�.
c'� di tutto. c'� la categoria degli svagati adolescenziali in cerca di paesaggi interiori non meglio definiti: �hai lasciato le tue idee da qualche parte o le hai ancora incollate alla testa? non si riesce a viaggiare se la testa � piena... piena di vita quotidiana, piena di preconcetti, piena di problemi, piena di solitudine... forse dovresti deciderti una buona volta. parti. ma questa volta davvero� ( arcadia ). c'� la categoria dei vaticinanti ispirati, rigorosamente aforistici: �sei accanto a me, e vedo la citt� con occhi nuovi� ( mia wallace ); �esistono, esistono! i tramonti a nord est esistono davvero!� ( 4 banalitaten ). c'� la categoria dei sentimental-poetico-romantici: "grazie pap� / per avermi dato la vita. / per avermi insegnato la lealt�, la grinta e l'azzardo. / spero di non deluderti mai� ( il ciolo ). c'�, per riprendere la definizione di scarpa, una caterva di mini-mini-minimalisti: �oggi mi sono svegliata prestissimo!!! alle 8.00 x essere precisa, il ke � un record per una come me� ( rita's blog ); �sono in "pseudoferie" da 7 giorni, nel mio paese natale a molte miglia da dove vivo tutto l'anno. si da il caso che io viva in centro e, d'estate, ci sono vari piccoli concerti di gruppi locali. ora stanno suonando un po' di brani dei beatles, ed io ho un magone che non immaginate! a volte vorrei essere solo un po' pi� debole, lasciarmi andare e piangere! o forse sarei solo pi� coraggioso se lo facessi! che stupido che sono...� ( il guardiano del faro ).
c'� il maledettismo di maniera di chi ha letto troppi beat finendo per identificarsi con bukowski e compagni: �lo dico tutte le sante volte che mi prendo una sbronza di quelle da morirci: no, no, � l'ultima volta, accidenti, non sono mai stata cos� male in vita mia ecc... belle cazzate come al solito! non vi dico in che condizioni stavo ieri sera... vi dico solo che mi sono alzata adesso giusto per scrivere l'ultimo o penultimo post prima di partire domani sera! eh si mollo tutto e scappo dai miei amici per non tornare pi�!� ( kapricciosa ). c'� il gergale moderatamente inventivo della quotidianit� in stile sms: �molto stringata (speriamo): - fra mi invita a cena - carramba! si presenta anche mauri a sorpresa. - da quanto ho capito, fra l'aveva � o - mollato nel pom, ma siccome era ambriaca, credo che non valesse e non fosse stato messo agli atti - tensione palpabile, del tipo che i bocconi ti si bloccano a met� nel silenzio pi� totale - ripicche, rinfacciamenti, scuse, silenzi, ma tu, ma io, ma i tuoi, ma che c'entrano i miei etc. etc.� ( chiara x caso ). c'� il pamhlettismo impegnato: �he... he... � proprio vero che il mondo gira! prodi e compagni (� proprio il caso di dirlo "compagni") si indigna per le accuse mossegli! e non solo per telekom serbia! � solo vorrei chiedere al mortadella come ci si sente, tutto qua!� ( il guardiano del faro ).
tanti scrittori, mini-minimalisti, filosofici, satirici, maledetti, intimisti, con un solo tratto comune: il punto esclamativo facile, i puntini sospensivi appena si pu�. tutto lo stupore indicibile, tutta la rabbia inconfessabile concentrati in tre puntini di sospensione o in un punto esclamativo, massimo segno di espressivit� post-novecentesca. l'estetica blog? carramba, che originalit�! e che potenza�
Saturday, August 16, 2003
dopo 403 anni il nodo non � stato sciolto: dice welby parlando dell�intreccio tra scienza e religione. quello che pero' a me sembra importante e che forse welby ha dimenticato di considerare � che la scienza probabilmente non � un valore in s�. assoluto. secondo me la nostra scienza � frutto della struttura e dello sviluppo della nostra cultura. ha preso delle strade anche perch� si � sviluppata dentro la storia d�occidente dove la religione ha avuto il ruolo che ha avuto. credo che se lo spirito scientifico si fosse sviluppato in un altro mondo, in un�altra storia avrebbe avuto come oggetti altre priorit�. ed avrebbe identificato, come dicono gli studiosi del linguaggio, altre regionalit�.
dunque ad oggi noi come essere consapevoli facciamo bene a rivendicare la necessit� di scindere lo spirito scientifico dalla religione di stato. tuttavia per me � importante riflettere sul punto che ho citato perch� cosi' forse si ridimensiona pure un po� di certa vis anticlericale che fa tanto ottocento ma che a volte va (almeno per me) un po� fuori obiettivo.
dunque ad oggi noi come essere consapevoli facciamo bene a rivendicare la necessit� di scindere lo spirito scientifico dalla religione di stato. tuttavia per me � importante riflettere sul punto che ho citato perch� cosi' forse si ridimensiona pure un po� di certa vis anticlericale che fa tanto ottocento ma che a volte va (almeno per me) un po� fuori obiettivo.
Thursday, August 14, 2003
l'elba: premia buzzanca. la patria dei libertari dall'ottocento in avanti organizza una festa del cinema a rio marina e si libera pure dalle �puzzette intellettuali� dei cinefili nostrani. leggi oggi buttafuoco su il foglio
Wednesday, August 13, 2003
basso livello: si torna a parlare di sofri nei giorni della assenza di notizie. io per me preferisco fare un passo verso le idee di �basso livello� che sono divertenti e che ogni tanto illuminano pure aspetti che chi crede di correre le alte vette del pensiero perde spesso di vista.
il simpatico intellettuale � ora un caso. sicuramente di principio. anche perch� avendo seguito un minimo negli ultimi anni le sue vicende � evidente che le cose relative alle accuse contro di lui destano qualche sospetto. in molti pensano, e in certi ambienti lo si fa con insistenza, che si sia voluta quanto meno dare una punizione esemplare per fare un po' d'ordine sui famosi anni difficili della repubblica.
ora pero' ci sono i processi e le sentenze che stanno li'. forse � pi� importante vedere altre cose. e qualcuno gi� lo fa. e se sofri � l'esca per attirare l'attenzione per poi parlare ad esempio di cosa succede a quelli che stanno in galera e non si chiamano sofri va bene. pero' a me (che mi piace il basso livello), mi pare un po' vuota 'sta storia... sara' il caldo...
il simpatico intellettuale � ora un caso. sicuramente di principio. anche perch� avendo seguito un minimo negli ultimi anni le sue vicende � evidente che le cose relative alle accuse contro di lui destano qualche sospetto. in molti pensano, e in certi ambienti lo si fa con insistenza, che si sia voluta quanto meno dare una punizione esemplare per fare un po' d'ordine sui famosi anni difficili della repubblica.
ora pero' ci sono i processi e le sentenze che stanno li'. forse � pi� importante vedere altre cose. e qualcuno gi� lo fa. e se sofri � l'esca per attirare l'attenzione per poi parlare ad esempio di cosa succede a quelli che stanno in galera e non si chiamano sofri va bene. pero' a me (che mi piace il basso livello), mi pare un po' vuota 'sta storia... sara' il caldo...
Monday, August 11, 2003
ritorno: e comincia il gioco della memoria. perch� � necessario dato quello che si ritrova qui in questa roma alla remotti. una vacanza che aspettavo da un sacco di tempo dopo una stagione dura e strana.
nella mente e negli occhi ancora quella luce intensa per le strade di puerto banus, larghe e piene di edifici degni delle residenze californiane del mitico marcellus wallace (si scrive cosi'?, si tratta del mafioso di pulp fiction.. ).
sono stato con alcuni degli amici di sempre ospite di gaia. (i miei 8 blog per parlare di lei e di cosa sento per lei li sto organizzando). fa notte alle 10 da quelle parti. e abbiamo passato giornate intere a bordo piscina a prendere il sole, a chiacchierare e a sentire le cose che girano sempre per la testa al grande tarta, tipico esempio di mente associativa fulminante.
la lentezza, le cose come venivano, senza progetti e programmi. il massimo per me. con intorno esseri umani veri. e diversissimi. uno, l'ho gi� detto: un artista. lui si'. ci siamo conosciuti dieci anni fa. entrambi membri di un'orchestra jazz. lui era uno degli autori dei brani. bellissimi.
poi il ciccio. strepitoso coatto di san giovanni con il quale mi diverto ad andare in moto e ad andare in giro la sera per roma. poi adriano, mio collega qui a rr, a cui sono molto legato. se non altro perch� dice e pensa sempre esattamente il contrario di quello a cui tengo io.
poi clara, coinquilina di gaia alla "comune", che non capito ancora bene, che pero' � entrata nelle grazie del tartaglia e dunque ha sicuramente qualche numero che a me sfugge. (arrivo sempre dopo del tarta sulle cose).
e poi la bimba. straordinaria ospite. ha saputo viziare tutti e tutti le hanno voluto bene per tutto quello che ha fatto. dalla cucina alla pace con cui ti rispondeva. ad esempio: gaia abbiamo finito tutti gli alcolici di tuo padre. e lei: fa niente ("e" stretta)... divertiamoci.
poi io vabb�. che dire... credo di non essere mai stato in uno stato del genere... ma di questo ne parlero' negli 8 blog... mettero' qui i link.
nella mente e negli occhi ancora quella luce intensa per le strade di puerto banus, larghe e piene di edifici degni delle residenze californiane del mitico marcellus wallace (si scrive cosi'?, si tratta del mafioso di pulp fiction.. ).
sono stato con alcuni degli amici di sempre ospite di gaia. (i miei 8 blog per parlare di lei e di cosa sento per lei li sto organizzando). fa notte alle 10 da quelle parti. e abbiamo passato giornate intere a bordo piscina a prendere il sole, a chiacchierare e a sentire le cose che girano sempre per la testa al grande tarta, tipico esempio di mente associativa fulminante.
la lentezza, le cose come venivano, senza progetti e programmi. il massimo per me. con intorno esseri umani veri. e diversissimi. uno, l'ho gi� detto: un artista. lui si'. ci siamo conosciuti dieci anni fa. entrambi membri di un'orchestra jazz. lui era uno degli autori dei brani. bellissimi.
poi il ciccio. strepitoso coatto di san giovanni con il quale mi diverto ad andare in moto e ad andare in giro la sera per roma. poi adriano, mio collega qui a rr, a cui sono molto legato. se non altro perch� dice e pensa sempre esattamente il contrario di quello a cui tengo io.
poi clara, coinquilina di gaia alla "comune", che non capito ancora bene, che pero' � entrata nelle grazie del tartaglia e dunque ha sicuramente qualche numero che a me sfugge. (arrivo sempre dopo del tarta sulle cose).
e poi la bimba. straordinaria ospite. ha saputo viziare tutti e tutti le hanno voluto bene per tutto quello che ha fatto. dalla cucina alla pace con cui ti rispondeva. ad esempio: gaia abbiamo finito tutti gli alcolici di tuo padre. e lei: fa niente ("e" stretta)... divertiamoci.
poi io vabb�. che dire... credo di non essere mai stato in uno stato del genere... ma di questo ne parlero' negli 8 blog... mettero' qui i link.
Sunday, July 27, 2003
le mie risposte: a quanto detto da marco cappato (europarl. radicale) sul forum di radicali.it relativamente alla telematica radicale. ciao a tutti.
1. rino aveva per un periodo avviato un servizio di newsletter che consisteva in una copia della home page con tutti i link attivi delle ultime cose pubblicate. vedo che sulla nuova home page c'� il link per attivare la newsletter, immagino dunque che il servizio possa ripartire.
2. andare in stampa piacerebbe anche a me. bisogna sentire gli amministratori cosa ne pensano. quanto alle sollecitazioni attive credo che occorrerebbe creare una struttura apposita per questo. forse si potrebbero girare da qui alcune segnalazioni al call center del partito. quanto all'autoprofilazione dell'utente sarebbe utile aprire anche qui da noi uno spazio blogger. offrire per esempio agli abituali frequentatori del forum la possibilit� di crearsi una pagina propria presso di noi, come ad esempio gi� fa mi pare il riformista. da l� poi si potrebbero creare una serie di incroci di iniziative politiche ed editoriali stimolate dal centro propulsore.
3. credo che anche questo in qualche modo rino lo avesse gi� pensato. occorre chiedere ad esempio a renzo grandi se sa che fine hanno fatto gli indirizzari che rino utilizzava e vedere di ritirarli fuori.
4. anche per le mailing list locali penso che uno spazio comune tipo blog di raccordo locali potrebbero essere utili. ma non so...
5. protocollare la corrispondenza. credo che il problema sia sempre lo stesso: occorre una struttura apposita per fare questo. non se qualcuno ha presente per esempio che esiste un patrimonio di indirizzi copiabili ed utilizzabili che sono quelli delle centinaia di persone che ogni giorno inviano messaggi all'indirizzo staff@radioradicale.it. l� non so se qualcuno ci ha ancora messo le mani.
6. non so se sono un fissato ma anche per quel che riguarda lo stimolo a rinunciare alla privacy credo che il blog possa essere una risorsa. del resto sarebbe una specie di do ut des. io ti do una pagina di un certo valore, legata al nostro portale, tu mi molli un po' di dati che poi io riutilizzo.
7. ripeto ancora: blog...
8. "napsterizzazione" : mi sembra tutto sommato una idea giusta, ma ricordiamoci sempre che l'amministrazione qui spende un sacco di soldi per realizzare gli audiovideo e gi� un po' tutti i partiti ci tengono gli occhi addosso linkandoci spesso a tradimento. l'idea � buona per� bisogna ricordare che anche qui non si vive solo di idee.
9. potenziare l�informazione attiva (cio� inviata, spinta) di radioradicale.it: vedi sopra (cit. newsletter di rino). poi anche pensare che ne so, ad un'altra newsletter dedicata agli eventuali bloggari che usano pagine concesse da noi... per esempio mandare loro direttamente un banner da piazzare al volo con i link delle cose che ci interessano di pi� al momento.
10. credo che anche su questo si sia iniziato a lavorare gi� dai tempi di rino. credo che andrea e diego pure abbiano proseguito in questo senso con l'uso di codici html utilizzabili da portatori di handicap.
1. rino aveva per un periodo avviato un servizio di newsletter che consisteva in una copia della home page con tutti i link attivi delle ultime cose pubblicate. vedo che sulla nuova home page c'� il link per attivare la newsletter, immagino dunque che il servizio possa ripartire.
2. andare in stampa piacerebbe anche a me. bisogna sentire gli amministratori cosa ne pensano. quanto alle sollecitazioni attive credo che occorrerebbe creare una struttura apposita per questo. forse si potrebbero girare da qui alcune segnalazioni al call center del partito. quanto all'autoprofilazione dell'utente sarebbe utile aprire anche qui da noi uno spazio blogger. offrire per esempio agli abituali frequentatori del forum la possibilit� di crearsi una pagina propria presso di noi, come ad esempio gi� fa mi pare il riformista. da l� poi si potrebbero creare una serie di incroci di iniziative politiche ed editoriali stimolate dal centro propulsore.
3. credo che anche questo in qualche modo rino lo avesse gi� pensato. occorre chiedere ad esempio a renzo grandi se sa che fine hanno fatto gli indirizzari che rino utilizzava e vedere di ritirarli fuori.
4. anche per le mailing list locali penso che uno spazio comune tipo blog di raccordo locali potrebbero essere utili. ma non so...
5. protocollare la corrispondenza. credo che il problema sia sempre lo stesso: occorre una struttura apposita per fare questo. non se qualcuno ha presente per esempio che esiste un patrimonio di indirizzi copiabili ed utilizzabili che sono quelli delle centinaia di persone che ogni giorno inviano messaggi all'indirizzo staff@radioradicale.it. l� non so se qualcuno ci ha ancora messo le mani.
6. non so se sono un fissato ma anche per quel che riguarda lo stimolo a rinunciare alla privacy credo che il blog possa essere una risorsa. del resto sarebbe una specie di do ut des. io ti do una pagina di un certo valore, legata al nostro portale, tu mi molli un po' di dati che poi io riutilizzo.
7. ripeto ancora: blog...
8. "napsterizzazione" : mi sembra tutto sommato una idea giusta, ma ricordiamoci sempre che l'amministrazione qui spende un sacco di soldi per realizzare gli audiovideo e gi� un po' tutti i partiti ci tengono gli occhi addosso linkandoci spesso a tradimento. l'idea � buona per� bisogna ricordare che anche qui non si vive solo di idee.
9. potenziare l�informazione attiva (cio� inviata, spinta) di radioradicale.it: vedi sopra (cit. newsletter di rino). poi anche pensare che ne so, ad un'altra newsletter dedicata agli eventuali bloggari che usano pagine concesse da noi... per esempio mandare loro direttamente un banner da piazzare al volo con i link delle cose che ci interessano di pi� al momento.
10. credo che anche su questo si sia iniziato a lavorare gi� dai tempi di rino. credo che andrea e diego pure abbiano proseguito in questo senso con l'uso di codici html utilizzabili da portatori di handicap.
Wednesday, July 23, 2003
recuperiamo: sempre i fatti miei. e vabb� siamo vicini alle vacanze e ognuno svacca a modo suo. pero' oggi "due saggi raccontano un aspetto fondamentale della propaganda del regime, che si serviva di artisti come mario sironi"
e il fascismo creo' la politica dell�immagine.
nel 1932 il fascismo celebro' i dieci anni che lo separavano dalla conquista del potere con una grande esposizione realizzata nella capitale, la mostra della rivoluzione fascista, che ottenne un grande successo in termini di visitatori: ben tre milioni e 700 mila invece dei 500 mila inizialmente previsti. ma l'importanza del lavoro che uno studioso americano, jeffrey schnapp, ha dedicato di recente alla mostra non dipende solo dalle dimensioni quantitative, pur notevolissime, dell'avvenimento... la mostra era anche documento di una peculiare visione fascista della storia. anzitutto i documenti d'ogni tipo - giornali, lettere, foto, oggetti vari - che dovevano testimoniare della fase �eroica� del fascismo tra gli anni della guerra e la marcia su roma non erano esposti in modo ordinato e secondo una sequenza narrativa, ma erano fusi, spesso attraverso grandi collage, con il resto dell�allestimento in modo da creare una sorta di contesto espositivo totale. il visitatore, al quale le sale asimmetriche e le proporzioni spaziali irregolari davano una sensazione di instabilit� e di movimento, doveva avere l'impressione quasi di rivivere gli avvenimenti, di essere immerso nelle lotte da cui era infine scaturita la vittoria fascista. �non � una raccolta di materiale storico, ma storia in atto� commentava margherita sarfatti, che fu a lungo la principale ispiratrice della politica fascista nel campo delle arti visive... leggi ancora sul corriere
e il fascismo creo' la politica dell�immagine.
nel 1932 il fascismo celebro' i dieci anni che lo separavano dalla conquista del potere con una grande esposizione realizzata nella capitale, la mostra della rivoluzione fascista, che ottenne un grande successo in termini di visitatori: ben tre milioni e 700 mila invece dei 500 mila inizialmente previsti. ma l'importanza del lavoro che uno studioso americano, jeffrey schnapp, ha dedicato di recente alla mostra non dipende solo dalle dimensioni quantitative, pur notevolissime, dell'avvenimento... la mostra era anche documento di una peculiare visione fascista della storia. anzitutto i documenti d'ogni tipo - giornali, lettere, foto, oggetti vari - che dovevano testimoniare della fase �eroica� del fascismo tra gli anni della guerra e la marcia su roma non erano esposti in modo ordinato e secondo una sequenza narrativa, ma erano fusi, spesso attraverso grandi collage, con il resto dell�allestimento in modo da creare una sorta di contesto espositivo totale. il visitatore, al quale le sale asimmetriche e le proporzioni spaziali irregolari davano una sensazione di instabilit� e di movimento, doveva avere l'impressione quasi di rivivere gli avvenimenti, di essere immerso nelle lotte da cui era infine scaturita la vittoria fascista. �non � una raccolta di materiale storico, ma storia in atto� commentava margherita sarfatti, che fu a lungo la principale ispiratrice della politica fascista nel campo delle arti visive... leggi ancora sul corriere
oggi � proprio una buona giornata: e come ogni mattina da po' di giorni in qua, mi giro e c'� una faccina straordinaria che dorme tranquilla. solo a vederla mi mette di buon umore. che dire... mi sono un po' dedicato a lei (e a me) e poi sono arrivato in ritardo qui a rr. ormai mi sembra tutto diverso. ho perso l'accanimento che avevo tempo fa. penso ad altro. alla libert�. quella vera. e mi sa che alla fine esiste. per esempio: essere felice delle scelte altrui. dare la possibilit� di scegliere. e capire. e fare lo stesso. "la mia memoria scivola, mi ricordo limpida, la trasmissione dei pensieri, la sensazione che in un attimo qualunque cosa pensassimo poteva succedere..."
Monday, July 21, 2003
balbo: qualcuno dei miei appassionati lettori ritiene che l'impresa di �pizzo di ferro� non meriti di essere ricordata perch� in fondo si tratta di cose fasciste e quindi, meglio dimenticare. io, che non condivido questa mentalit�, ricordo che la trasvolata ebbe una tale eco che mussolini, secondo alcuni storici, ne fu talmente impressionato da ritenere balbo troppo popolare specialmente fuori d'italia e quindi di li' a poco lo mando' a tripoli. di seguito un omaggio musicale dell'epoca:
�sai dove s'annida pi� florido il suol? sai dove sorride pi� magico il sol? sul mar che ci lega coll'africa d'or la stella d'italia ci addita un tesor. tripoli, bel suol d'amore, ti giunga dolce questa mia canzon. sventoli il tricolore sulle tue torri al rombo del cannon! naviga o corazzata; benigno � il vento e dolce � la stagione. tripoli, terra incantata, sar� italiana al rombo del cannon. a te, marinaro, sia l'onda sentier; sia guida fortuna per te bersaglier. va� e spera soldato, vittoria � col�... hai teco l'italia che gridati: va! tripoli, bel suol d'amore, etc... al vento africano che tripoli assal gi� squillan le trombe la marcia real. a tripoli i turchi non regnano pi�: gi� il nostro vessillo issato � laggi�... tripoli, bel suol d'amore...�
�sai dove s'annida pi� florido il suol? sai dove sorride pi� magico il sol? sul mar che ci lega coll'africa d'or la stella d'italia ci addita un tesor. tripoli, bel suol d'amore, ti giunga dolce questa mia canzon. sventoli il tricolore sulle tue torri al rombo del cannon! naviga o corazzata; benigno � il vento e dolce � la stagione. tripoli, terra incantata, sar� italiana al rombo del cannon. a te, marinaro, sia l'onda sentier; sia guida fortuna per te bersaglier. va� e spera soldato, vittoria � col�... hai teco l'italia che gridati: va! tripoli, bel suol d'amore, etc... al vento africano che tripoli assal gi� squillan le trombe la marcia real. a tripoli i turchi non regnano pi�: gi� il nostro vessillo issato � laggi�... tripoli, bel suol d'amore...�
Saturday, July 19, 2003
balbo e gli atlantici: anche se prosegue la questione gramsci vs togliatti (vedi infatti il corriere), oggi pero' mi va di ricordare che 70 anni fa, il 19 luglio 1933, si compiva l'impresa di italo balbo: la trasvolata dell'atlantico in formazione con i mitici s55. a occhio e croce mi pare che nessuno ne parli, tranne il giornale. ma il fatto storico ha una sua portata... o no?
Friday, July 18, 2003
gramsci vs togliatti: intervista allo storico giuseppe vacca sul documento inedito pubblicato ieri dal corriere, oggi ancora sul corriere.
�la lettera su gramsci delle sorelle schucht contribui' al declino politico del migliore�
tradimento, sospetto. sono le parole chiave della lettera inedita pubblicata ieri dal corriere che evgenia e julia schucht inviarono a stalin nel dicembre 1940. la cognata e la moglie di gramsci avvaloravano cosi' al massimo livello i sospetti di tradimento che il leader del pci, morto ormai nell�aprile 1937 dopo undici anni di detenzione nelle carceri fasciste, nutriva nei confronti di alcuni compagni di partito. sicuramente l�autore dei �quaderni� considerava responsabile della sua mancata liberazione ruggiero grieco e lo stesso palmiro togliatti. parliamo di questo documento molto importante per le vicende interne al pci ma anche per la storia del comunismo internazionale, con il professor giuseppe vacca, presidente della fondazione istituto gramsci e autore di alcuni studi fondamentali come �gramsci a roma, togliatti a mosca� (einaudi) e �appuntamenti con gramsci� (carocci). vacca inoltre ha gi� consegnato all�einaudi un volume scritto con chiara daniele, �le donne di gramsci�, dedicato alla famiglia schucht.
professor vacca, qual � dal punto di vista della ricerca storica il valore della lettera a stalin di evgenia e julia schucht?
�mi pare duplice. in primo luogo sinora dell�azione svolta a mosca dopo la morte di gramsci dalla moglie julia e dalle cognate evgenia e tatiana, depositaria quest�ultima dei sospetti di gramsci, eravamo edotti solo indirettamente dalle informative della segretaria di dimitrov, stella blagoeva. la prima informativa del �38 riguardava l'inchiesta che port? all�estromissione di grieco dal ruolo di coordinatore della segreteria del partito; la seconda, del settembre 1940, costituiva un vero e proprio rifacimento della scheda biografica di togliatti successiva alla fine del ruolo di commissario politico nella guerra di spagna. dopo un�inchiesta durata due anni, togliatti nel �41 fu estromesso dalle decisioni pi� delicate del comintern. la principale accusa era di aver perso durante la fase finale della guerra civile gli archivi del partito comunista spagnolo. ma ora sappiamo che nel ridimensionamento del ruolo politico di togliatti ebbero un ruolo anche i sospetti nei confronti del "migliore" di gramsci, avvalorati dalle sorelle schucht nella lettera a stalin�.
e l�altro aspetto importante del documento?
�la lettera contiene elementi utili a seguire nuove piste per trovare ulteriori documenti, per esempio lettere e resoconti di colloqui delle sorelle schucht con i dirigenti del comintern�.
da cosa nascevano i sospetti di gramsci verso i suoi compagni italiani?
�i sospetti di gramsci non sono sempre gli stessi. cominciano a orientarsi verso i comunisti italiani e da ultimo verso togliatti a partire dal �33-�34. c�� una famosa lettera in cui gramsci si considera prigioniero due volte, del carcere fascista e dell�apparato del partito. ma questa � soltanto una metafora. il punto � che quando viene arrestato, l�8 novembre 1926, � giunto al culmine lo scontro con l�internazionale che comincia a essere pesantemente condizionata dall�avvento di stalin e dalla strategia del socialismo in un solo paese. da allora in avanti gramsci sar� percepito come un eretico, che ha rapporti conflittuali anche con i compagni italiani, dal 1929 allineatisi con l�urss. la questione politica ha un riverbero pesante nella vita del carcere dove arrivano compagni che seguono la linea ortodossa. questi difficili rapporti sono all�origine dei sospetti che angosciano sempre di pi� il leader comunista�.
sospetti in verit� confermati dal giudice istruttore a proposito della famosa lettera in cui grieco nel �28 si rivolgeva al prigioniero enfatizzando il suo ruolo di leader: �onorevole gramsci, lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera�.
�gramsci in un primo tempo considero' quella una "strana lettera", frutto della "leggerezza" dello scrivente, poi dal �32-�33, per ragioni non ancora del tutto chiare, comincio' a nutrire pesanti sospetti di tradimento. le ricerche di giuseppe fiori sulle carte del tribunale speciale ci hanno consentito di stabilire che la frase del giudice fu una vera provocazione, perch� la lettera di grieco fu mostrata a gramsci dopo che l�istruttoria era stata ultimata e la condanna a vent�anni era stata gi� richiesta. il prigioniero credeva invece che l�istruttoria fosse ancora in corso cosi' come non sapeva che le trattative per lo scambio tra prigionieri politici del fascismo e sacerdoti nelle carceri dell�urss era fallito�.
veniamo ora alle responsabilit� di togliatti. e� vero che �il migliore� aveva interesse a mantenere gramsci in carcere?
�e� vero il contrario. questa tesi non � documentabile, non ci sono prove che togliatti avesse qualche interesse a far restare gramsci in carcere. innanzitutto fu lo stesso togliatti a farsi promotore, attraverso bucharin, delle prime trattative per lo scambio di prigionieri tra italia e urss, anche se bisogna dire che il successo di queste iniziative dipendevano esclusivamente dal mutevole rapporto fra i due stati. e poi c�� da aggiungere che fu togliatti, con la pubblicazione delle "lettere" e dei "quaderni" a garantire la sopravvivenza storica di gramsci�.
allora perch� gramsci, come testimoniato anche dalla lettera a stalin di evgenia e julia, diffidava dei compagni italiani?
�gramsci era consapevole che il regime fascista l�avrebbe liberato solo se la scarcerazione fosse apparsa come un atto di generosit� di mussolini e a condizione della sua definitiva scomparsa politica. se i comunisti italiani fossero stati coinvolti, sicuramente avrebbero pubblicamente rivendicato la scarcerazione come un successo. perci? gramsci teneva a sfruttare esclusivamente i canali con il ministero dell�interno sovietico, con il quale la moglie julia aveva collaborato dal 1923 al 1930, prima di ammalarsi. i rapporti di julia con i servizi segreti sovietici erano dunque considerati da un gramsci stremato dalla galera uno degli atout che potevano salvarlo. ma le sue condizioni di salute peggiorarono, nel 1935 fu ricoverato nella clinica quisisana di roma, il 25 aprile 1937, quando doveva essere liberato per decorrenza della pena, ridotta negli anni precedenti, fu colpito da un collasso cardiaco. due giorni dopo mori'�.
�la lettera su gramsci delle sorelle schucht contribui' al declino politico del migliore�
tradimento, sospetto. sono le parole chiave della lettera inedita pubblicata ieri dal corriere che evgenia e julia schucht inviarono a stalin nel dicembre 1940. la cognata e la moglie di gramsci avvaloravano cosi' al massimo livello i sospetti di tradimento che il leader del pci, morto ormai nell�aprile 1937 dopo undici anni di detenzione nelle carceri fasciste, nutriva nei confronti di alcuni compagni di partito. sicuramente l�autore dei �quaderni� considerava responsabile della sua mancata liberazione ruggiero grieco e lo stesso palmiro togliatti. parliamo di questo documento molto importante per le vicende interne al pci ma anche per la storia del comunismo internazionale, con il professor giuseppe vacca, presidente della fondazione istituto gramsci e autore di alcuni studi fondamentali come �gramsci a roma, togliatti a mosca� (einaudi) e �appuntamenti con gramsci� (carocci). vacca inoltre ha gi� consegnato all�einaudi un volume scritto con chiara daniele, �le donne di gramsci�, dedicato alla famiglia schucht.
professor vacca, qual � dal punto di vista della ricerca storica il valore della lettera a stalin di evgenia e julia schucht?
�mi pare duplice. in primo luogo sinora dell�azione svolta a mosca dopo la morte di gramsci dalla moglie julia e dalle cognate evgenia e tatiana, depositaria quest�ultima dei sospetti di gramsci, eravamo edotti solo indirettamente dalle informative della segretaria di dimitrov, stella blagoeva. la prima informativa del �38 riguardava l'inchiesta che port? all�estromissione di grieco dal ruolo di coordinatore della segreteria del partito; la seconda, del settembre 1940, costituiva un vero e proprio rifacimento della scheda biografica di togliatti successiva alla fine del ruolo di commissario politico nella guerra di spagna. dopo un�inchiesta durata due anni, togliatti nel �41 fu estromesso dalle decisioni pi� delicate del comintern. la principale accusa era di aver perso durante la fase finale della guerra civile gli archivi del partito comunista spagnolo. ma ora sappiamo che nel ridimensionamento del ruolo politico di togliatti ebbero un ruolo anche i sospetti nei confronti del "migliore" di gramsci, avvalorati dalle sorelle schucht nella lettera a stalin�.
e l�altro aspetto importante del documento?
�la lettera contiene elementi utili a seguire nuove piste per trovare ulteriori documenti, per esempio lettere e resoconti di colloqui delle sorelle schucht con i dirigenti del comintern�.
da cosa nascevano i sospetti di gramsci verso i suoi compagni italiani?
�i sospetti di gramsci non sono sempre gli stessi. cominciano a orientarsi verso i comunisti italiani e da ultimo verso togliatti a partire dal �33-�34. c�� una famosa lettera in cui gramsci si considera prigioniero due volte, del carcere fascista e dell�apparato del partito. ma questa � soltanto una metafora. il punto � che quando viene arrestato, l�8 novembre 1926, � giunto al culmine lo scontro con l�internazionale che comincia a essere pesantemente condizionata dall�avvento di stalin e dalla strategia del socialismo in un solo paese. da allora in avanti gramsci sar� percepito come un eretico, che ha rapporti conflittuali anche con i compagni italiani, dal 1929 allineatisi con l�urss. la questione politica ha un riverbero pesante nella vita del carcere dove arrivano compagni che seguono la linea ortodossa. questi difficili rapporti sono all�origine dei sospetti che angosciano sempre di pi� il leader comunista�.
sospetti in verit� confermati dal giudice istruttore a proposito della famosa lettera in cui grieco nel �28 si rivolgeva al prigioniero enfatizzando il suo ruolo di leader: �onorevole gramsci, lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera�.
�gramsci in un primo tempo considero' quella una "strana lettera", frutto della "leggerezza" dello scrivente, poi dal �32-�33, per ragioni non ancora del tutto chiare, comincio' a nutrire pesanti sospetti di tradimento. le ricerche di giuseppe fiori sulle carte del tribunale speciale ci hanno consentito di stabilire che la frase del giudice fu una vera provocazione, perch� la lettera di grieco fu mostrata a gramsci dopo che l�istruttoria era stata ultimata e la condanna a vent�anni era stata gi� richiesta. il prigioniero credeva invece che l�istruttoria fosse ancora in corso cosi' come non sapeva che le trattative per lo scambio tra prigionieri politici del fascismo e sacerdoti nelle carceri dell�urss era fallito�.
veniamo ora alle responsabilit� di togliatti. e� vero che �il migliore� aveva interesse a mantenere gramsci in carcere?
�e� vero il contrario. questa tesi non � documentabile, non ci sono prove che togliatti avesse qualche interesse a far restare gramsci in carcere. innanzitutto fu lo stesso togliatti a farsi promotore, attraverso bucharin, delle prime trattative per lo scambio di prigionieri tra italia e urss, anche se bisogna dire che il successo di queste iniziative dipendevano esclusivamente dal mutevole rapporto fra i due stati. e poi c�� da aggiungere che fu togliatti, con la pubblicazione delle "lettere" e dei "quaderni" a garantire la sopravvivenza storica di gramsci�.
allora perch� gramsci, come testimoniato anche dalla lettera a stalin di evgenia e julia, diffidava dei compagni italiani?
�gramsci era consapevole che il regime fascista l�avrebbe liberato solo se la scarcerazione fosse apparsa come un atto di generosit� di mussolini e a condizione della sua definitiva scomparsa politica. se i comunisti italiani fossero stati coinvolti, sicuramente avrebbero pubblicamente rivendicato la scarcerazione come un successo. perci? gramsci teneva a sfruttare esclusivamente i canali con il ministero dell�interno sovietico, con il quale la moglie julia aveva collaborato dal 1923 al 1930, prima di ammalarsi. i rapporti di julia con i servizi segreti sovietici erano dunque considerati da un gramsci stremato dalla galera uno degli atout che potevano salvarlo. ma le sue condizioni di salute peggiorarono, nel 1935 fu ricoverato nella clinica quisisana di roma, il 25 aprile 1937, quando doveva essere liberato per decorrenza della pena, ridotta negli anni precedenti, fu colpito da un collasso cardiaco. due giorni dopo mori'�.
Thursday, July 17, 2003
coerenza 2: (spazio privato - mi spiace, ma vi tocca). tra le tante cose nuove di questo momento ho finalmente voglia di parlare di quella che ho gi� definito come un'apparizione. si tratta di una "piccola vita" che mi trovo tra le mani. preziosissima. che � arrivata dalle mie parti nel giorno piu� brutto della mia storia. ed � dunque in profondissima contraddizione con quel momento. ma tant'�. non sono in grado e non mi piace interrogarmi sul perche' mi capitano le cose.
oggi camminiamo insieme sulla strada. la sento vicina, e lei sa proprio come farmi sentire la sua vicinanza. io per me le racconterei tutte le storie del mondo. � chiaro, tutte quelle che conosco. vorrei farle conoscere le poche cose che mi guidano. e poi non so... non sono abituato a parlare dei miei sentimenti. ma in questo momento mi assediano felicemente e mi fanno vedere il mondo, le cose e le persone con altri occhi. che forse non ho mai ospitato nelle mie orbite.
oggi camminiamo insieme sulla strada. la sento vicina, e lei sa proprio come farmi sentire la sua vicinanza. io per me le racconterei tutte le storie del mondo. � chiaro, tutte quelle che conosco. vorrei farle conoscere le poche cose che mi guidano. e poi non so... non sono abituato a parlare dei miei sentimenti. ma in questo momento mi assediano felicemente e mi fanno vedere il mondo, le cose e le persone con altri occhi. che forse non ho mai ospitato nelle mie orbite.
Wednesday, July 16, 2003
omaggio al rodari di c'era due volte il barone lamberto:
c'era due volte il barone lamberto franchesini calamandro da pizzoli. perche' due volte, si chiederanno i miei quattro stupiti ed affezionati lettori. due volte perche' il gentile lamberto, come tutti gli uomini del mondo, vedendo arrivare le nebbie della fine, non si voleva rassegnare a togliere le tende dalle pene terrene, e andava cercando di inventarsi qualcosa. che' quella che aveva dietro le spalle per lui non fu poi neanche una vita cosi' penosa lo sapeva anche lui. nato da una famiglia non certo di poca influenza che aveva avuto tra le mani alcuni pezzi del potere del regno delle due sicilie, il nostro lamberto, dentro questa tradizione si era trovato bene. crescendo poi si era inventato un nuovo modo di essere importante che non era proprio quello degli avi ma funzionava bene lo stesso.
e dunque negli ultimi anni andava pensando e ripensando a come scavalcare quella che, sempre per tutti gli uomini del mondo, era l'ultima soglia. fu cosi' che un giorno, seduto per caso sopra un sasso della sua isoletta di famiglia nel bel mezzo del lago di bolsena, si era reso conto di provare un forte benessere, ma proprio fisico, udendo il suono del suo nome pronunciato da quella povera disgraziata della sua serva. la domestica che la famiglia, con poco riguardo, gli aveva messo tra i piedi.
da quel giorno provo' a ripetere l'esperimento. si trovavano sempre allo stesso posto, sulla pietra, con l'acqua del lago che lambiva i loro piedi, e lei senza sapere bene il perche' si metteva a ripetere: "lamberto, lamberto, lamberto..."
e lamberto si sentiva proprio meglio. not? di li' a poco che le rughe andavano assottigliandosi e il volto sembrava pi� disteso.
tanto per provare, cos? sempre come esperimento, lamberto comincio' ad organizzare meglio la questione. se occorreva che il suo nome fosse ripetuto si poteva pure fare. del resto i mezzi non mancavano. di li' a poco i "dicitori" furono organizzati in una vera e propria attivita' produttiva. sembrava di essere in uno studio radiofonico. con stanze insonorizzate e microfoni ovunque. tutto perche' i dicitori potessero vuotare il sacco di cui lamberto succhiava il contenuto.
e i dicitori poi tutto sommato non � che si trovassero male. erano ben pagati, il lavoro non era duro e nemmeno difficile. facevano il loro turno, regolato sindacalmente per carita': due ore a dire: "lamberto, lamberto, lamberto..." e un'ora di riposo.
(segue)
c'era due volte il barone lamberto franchesini calamandro da pizzoli. perche' due volte, si chiederanno i miei quattro stupiti ed affezionati lettori. due volte perche' il gentile lamberto, come tutti gli uomini del mondo, vedendo arrivare le nebbie della fine, non si voleva rassegnare a togliere le tende dalle pene terrene, e andava cercando di inventarsi qualcosa. che' quella che aveva dietro le spalle per lui non fu poi neanche una vita cosi' penosa lo sapeva anche lui. nato da una famiglia non certo di poca influenza che aveva avuto tra le mani alcuni pezzi del potere del regno delle due sicilie, il nostro lamberto, dentro questa tradizione si era trovato bene. crescendo poi si era inventato un nuovo modo di essere importante che non era proprio quello degli avi ma funzionava bene lo stesso.
e dunque negli ultimi anni andava pensando e ripensando a come scavalcare quella che, sempre per tutti gli uomini del mondo, era l'ultima soglia. fu cosi' che un giorno, seduto per caso sopra un sasso della sua isoletta di famiglia nel bel mezzo del lago di bolsena, si era reso conto di provare un forte benessere, ma proprio fisico, udendo il suono del suo nome pronunciato da quella povera disgraziata della sua serva. la domestica che la famiglia, con poco riguardo, gli aveva messo tra i piedi.
da quel giorno provo' a ripetere l'esperimento. si trovavano sempre allo stesso posto, sulla pietra, con l'acqua del lago che lambiva i loro piedi, e lei senza sapere bene il perche' si metteva a ripetere: "lamberto, lamberto, lamberto..."
e lamberto si sentiva proprio meglio. not? di li' a poco che le rughe andavano assottigliandosi e il volto sembrava pi� disteso.
tanto per provare, cos? sempre come esperimento, lamberto comincio' ad organizzare meglio la questione. se occorreva che il suo nome fosse ripetuto si poteva pure fare. del resto i mezzi non mancavano. di li' a poco i "dicitori" furono organizzati in una vera e propria attivita' produttiva. sembrava di essere in uno studio radiofonico. con stanze insonorizzate e microfoni ovunque. tutto perche' i dicitori potessero vuotare il sacco di cui lamberto succhiava il contenuto.
e i dicitori poi tutto sommato non � che si trovassero male. erano ben pagati, il lavoro non era duro e nemmeno difficile. facevano il loro turno, regolato sindacalmente per carita': due ore a dire: "lamberto, lamberto, lamberto..." e un'ora di riposo.
(segue)
guernica: ieri ho fatto un'altra scoperta di quelle che mi lasciano cosi'. leggendo un pezzo di francesco machina grifeo, segnalatomi da robba, apprendo che la bella storiella (che del resto non mi aveva appassionato mai) di picasso interrogato dai tedeschi ecc. ecc. � una stronzata. il furbo pittore avrebbe alla bell'e meglio riutilizzato una tela realizzata prima del bombardamento, dedicata alla morte di un suo amico torero.
di seguito quello che mi viene in mente:
1. il ricordo della scuola e quello che io li' ho letto e fatto si confonde oramai nelle nebbie del passato. meglio cosi'.
2. sempre nuova fatica per capire le pieghe della storia, la necessit� della propaganda e della creazione dei miti. dopo pero' sono soddisfazioni.
3. se ci penso bene, anche il personaggio picasso mi ha sempre convinto poco (sicuramente diro' una ovviet�, che far� sorridere francesco) e mi d� l'idea di mito per le masse.
di seguito quello che mi viene in mente:
1. il ricordo della scuola e quello che io li' ho letto e fatto si confonde oramai nelle nebbie del passato. meglio cosi'.
2. sempre nuova fatica per capire le pieghe della storia, la necessit� della propaganda e della creazione dei miti. dopo pero' sono soddisfazioni.
3. se ci penso bene, anche il personaggio picasso mi ha sempre convinto poco (sicuramente diro' una ovviet�, che far� sorridere francesco) e mi d� l'idea di mito per le masse.
Tuesday, July 15, 2003
eccoci qua: ho voglia di andare via. un saluto alla mia citt� (con il grande remotti - grazie a fede)
Negli anni cinquanta io me ne andai, come oggi i ragazzi vanno in India, vanno via, anch�io me ne andai nauseato, stanco da questa Roma del dopoguerra, io allora a vent�anni, mi trovavo di fronte a questa situazione, andai via da questa Roma anni 50.
E me andavo da quella Roma addormentata, da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, quella Roma del volemose bene, annamo avanti, quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei sali e tabacchi, degli erbaggi e frutta, quella Roma dei mostaccioli e caramelle, dei suppli', dei lupini, dei maritozzi colla panna, senza panna, delle mosciarelle
me andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre gi� chiuse, dove ce voleva �na raccomandazione
me andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, quella Roma della circolare destra e della circolare sinistra, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti
me andavo da quella Roma degli attici colla vista, la Roma di piazza Bologna, di Via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella eterna, quella di giorno, quella di notte, quella turistica, la Roma dell�orchestrina a piazza Esedra, la Roma di Propaganda Fide, la Roma fascista di Piacentini
me andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori imperiali, di piazza Venezia, dell�Altare della patria, dell�Universit� di Roma, quella Roma sempre col sole estate e inverno, quella Roma ch�� meglio di Milano
me andavo da quella Roma dove la gente orinava per le strade, quella Roma fetente e impiegatizia, dei mille bottegai, de Iannetti, di Gucci, di Ventrella, di Bulgari, di Schostal, di Carmignani, di Avegna, quella Roma dove non c�� lavoro, dove non c�� �na lira, quella Roma der core de Roma
me andavo da quella Roma della Banca Commerciale Italiana, del Monte di Piet�, di ...chi cazzo, di campo de� Fiori, di Piazza Navona, quella Roma che c�hai �na sigaretta, e prestame cento lire, quella Roma del Coni, del Concorso ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini
me n�andavo da quella Roma di merda!
Mamma Roma! Addio.
Negli anni cinquanta io me ne andai, come oggi i ragazzi vanno in India, vanno via, anch�io me ne andai nauseato, stanco da questa Roma del dopoguerra, io allora a vent�anni, mi trovavo di fronte a questa situazione, andai via da questa Roma anni 50.
E me andavo da quella Roma addormentata, da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, quella Roma del volemose bene, annamo avanti, quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei sali e tabacchi, degli erbaggi e frutta, quella Roma dei mostaccioli e caramelle, dei suppli', dei lupini, dei maritozzi colla panna, senza panna, delle mosciarelle
me andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre gi� chiuse, dove ce voleva �na raccomandazione
me andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, quella Roma della circolare destra e della circolare sinistra, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti
me andavo da quella Roma degli attici colla vista, la Roma di piazza Bologna, di Via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella eterna, quella di giorno, quella di notte, quella turistica, la Roma dell�orchestrina a piazza Esedra, la Roma di Propaganda Fide, la Roma fascista di Piacentini
me andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori imperiali, di piazza Venezia, dell�Altare della patria, dell�Universit� di Roma, quella Roma sempre col sole estate e inverno, quella Roma ch�� meglio di Milano
me andavo da quella Roma dove la gente orinava per le strade, quella Roma fetente e impiegatizia, dei mille bottegai, de Iannetti, di Gucci, di Ventrella, di Bulgari, di Schostal, di Carmignani, di Avegna, quella Roma dove non c�� lavoro, dove non c�� �na lira, quella Roma der core de Roma
me andavo da quella Roma della Banca Commerciale Italiana, del Monte di Piet�, di ...chi cazzo, di campo de� Fiori, di Piazza Navona, quella Roma che c�hai �na sigaretta, e prestame cento lire, quella Roma del Coni, del Concorso ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini
me n�andavo da quella Roma di merda!
Mamma Roma! Addio.
Wednesday, July 09, 2003
archivi & grandi progetti: ma qualcuno ne ha sentito parlare da queste parti? e se si' come si fara' questo lavoro? dovrebbe essere il lavoro che devo fare io? ma... come dice un mio amico, grande filosofo della strada: "io, manco me ne frega un c...". dal corriere di oggi enzo marzo.
nascono gli �archivi della repubblica�. sette fondazioni private hanno dato vita a un'associazione temporanea �di scopo� per unire le forze e cos� rendere maggiormente fruibili quegli archivi storici essenziali per la storiografia contemporanea, soprattutto della prima repubblica. le fondazioni si intitolano ai protagonisti del nostro paese, da luigi einaudi a ugo la malfa, da antonio gramsci a luigi sturzo, da filippo turati a ugo spirito. altre si aggiungeranno. l'implosione della prima repubblica ha fatto correre seri pericoli alla memoria del paese: in pochi mesi partiti pi� o meno grandi sono scomparsi, risucchiati da tangentopoli e dalla crisi irreversibile del cinquantennio. il rischio che con l'intera classe dirigente scomparissero tutte le carte era reale. quindi le fondazioni hanno il merito d'essersi fatte custodi della documentazione storica. all'appello mancano per� due partiti, il socialista e il socialdemocratico. in via del corso la d�b�cle craxiana ha visto la dispersione e la devastazione dell'archivio. ora rimangono le carte di bettino craxi, ma nulla pi�. stessa sorte ha subito �la memoria� del partito di saragat. questi due esempi in negativo rendono apprezzabile l'opera di chi s'� dato da fare per recuperare pi� materiale possibile. ora con questa iniziativa si tende a stabilire - come ha detto durante la cerimonia di presentazione gabriele de rosa - �un rapporto pi� stretto fra le fonti e i cittadini�. lo strumento scelto � quello telematico e si rif� all'esperienza degli �archivi del novecento�, che gi� dagli anni 90 valorizza su internet la documentazione d'una trentina di enti e fondazioni. fin qui tutto bene, ma durante la presentazione dell'iniziativa da parte di un rappresentante degli �archivi� sono emersi alcuni problemi. diffondere il pi� possibile sulla rete la documentazione storica � commendevole, ma fornire - come s'intende fare - anche una traccia �didattica� dell'intera storia repubblicana sar� possibile? le sette fondazioni e il parlamento hanno nominato tre garanti (giorgio rumi, linda giuva ed elena aga rossi) ma la loro impresa potr� aprire un mare di polemiche, perch� sar� complicato mettere d'accordo culture cos� diverse su una sola storia d'italia. a meno che, anche in questo campo, non si applichi il criterio salomonico della lottizzazione. e a questo ha alluso il presidente del senato marcello pera. che ha detto pera? che esistono diverse storiografie e quindi differenti interpretazioni dei fatti storici e questa pluralit� � testimonianza di libert�. per�, ha continuato, questa pluralit� �deve convergere fino a unificarci in un'unica storia�. e se non proprio unica, �largamente condivisa�, altrimenti la nostra democrazia liberale non sar� compiuta, perch� �noi tutti abbiamo bisogno di una storia condivisa�. non mancheranno le discussioni.
nascono gli �archivi della repubblica�. sette fondazioni private hanno dato vita a un'associazione temporanea �di scopo� per unire le forze e cos� rendere maggiormente fruibili quegli archivi storici essenziali per la storiografia contemporanea, soprattutto della prima repubblica. le fondazioni si intitolano ai protagonisti del nostro paese, da luigi einaudi a ugo la malfa, da antonio gramsci a luigi sturzo, da filippo turati a ugo spirito. altre si aggiungeranno. l'implosione della prima repubblica ha fatto correre seri pericoli alla memoria del paese: in pochi mesi partiti pi� o meno grandi sono scomparsi, risucchiati da tangentopoli e dalla crisi irreversibile del cinquantennio. il rischio che con l'intera classe dirigente scomparissero tutte le carte era reale. quindi le fondazioni hanno il merito d'essersi fatte custodi della documentazione storica. all'appello mancano per� due partiti, il socialista e il socialdemocratico. in via del corso la d�b�cle craxiana ha visto la dispersione e la devastazione dell'archivio. ora rimangono le carte di bettino craxi, ma nulla pi�. stessa sorte ha subito �la memoria� del partito di saragat. questi due esempi in negativo rendono apprezzabile l'opera di chi s'� dato da fare per recuperare pi� materiale possibile. ora con questa iniziativa si tende a stabilire - come ha detto durante la cerimonia di presentazione gabriele de rosa - �un rapporto pi� stretto fra le fonti e i cittadini�. lo strumento scelto � quello telematico e si rif� all'esperienza degli �archivi del novecento�, che gi� dagli anni 90 valorizza su internet la documentazione d'una trentina di enti e fondazioni. fin qui tutto bene, ma durante la presentazione dell'iniziativa da parte di un rappresentante degli �archivi� sono emersi alcuni problemi. diffondere il pi� possibile sulla rete la documentazione storica � commendevole, ma fornire - come s'intende fare - anche una traccia �didattica� dell'intera storia repubblicana sar� possibile? le sette fondazioni e il parlamento hanno nominato tre garanti (giorgio rumi, linda giuva ed elena aga rossi) ma la loro impresa potr� aprire un mare di polemiche, perch� sar� complicato mettere d'accordo culture cos� diverse su una sola storia d'italia. a meno che, anche in questo campo, non si applichi il criterio salomonico della lottizzazione. e a questo ha alluso il presidente del senato marcello pera. che ha detto pera? che esistono diverse storiografie e quindi differenti interpretazioni dei fatti storici e questa pluralit� � testimonianza di libert�. per�, ha continuato, questa pluralit� �deve convergere fino a unificarci in un'unica storia�. e se non proprio unica, �largamente condivisa�, altrimenti la nostra democrazia liberale non sar� compiuta, perch� �noi tutti abbiamo bisogno di una storia condivisa�. non mancheranno le discussioni.
Monday, July 07, 2003
un mese: (nuovo spazio privato - scusatemi tanto ma urge) da ragazzino quando c'erano le storielle con le bimbe un mese era una tappa importante. un'occasione per fare un bilancio. per valutare il senso di quello che succedeva. mi � poi sempre rimasta la fissa delle date e delle ricorrenze. forse un modo per sfuggire all'horror vacui che ogni tanto mi attanaglia.
un mese pero' bellissimo e terribile questo. mancanze cosi'... come al solito immotivate. senza senso. poi apparizioni. una incredibile, dopo tanto tempo. e proprio venuta a galla nel momento pi� difficile. in quel paese li'. sotto al vesuvio. dove tra l'altro ho passato pure io un po' di anni a giocare a pallone e a stare per strada tutto il tempo fino a sera.
apparizione sul muretto. seduto nel momento in cui avevo mollato anche io dopo tutta una giornata a cercare di fare il pap� di tutti. qualunque cosa succeda questa non me la dimentico.
e poi la fuga. come al solito, mi capita di menare fendenti a destra e sinistra e me ne accorgo dopo.
un mese di confine. sembra una banalit� (del resto le banalit� mi sono sempre piaciute per certi versi) ma voglio partire. andare via. mare. testa scollegata e baci a tutti. mi aspetta un appassionante corso di buone maniere. materia in cui sono abbastanza scarso. e si vede.
un mese pero' bellissimo e terribile questo. mancanze cosi'... come al solito immotivate. senza senso. poi apparizioni. una incredibile, dopo tanto tempo. e proprio venuta a galla nel momento pi� difficile. in quel paese li'. sotto al vesuvio. dove tra l'altro ho passato pure io un po' di anni a giocare a pallone e a stare per strada tutto il tempo fino a sera.
apparizione sul muretto. seduto nel momento in cui avevo mollato anche io dopo tutta una giornata a cercare di fare il pap� di tutti. qualunque cosa succeda questa non me la dimentico.
e poi la fuga. come al solito, mi capita di menare fendenti a destra e sinistra e me ne accorgo dopo.
un mese di confine. sembra una banalit� (del resto le banalit� mi sono sempre piaciute per certi versi) ma voglio partire. andare via. mare. testa scollegata e baci a tutti. mi aspetta un appassionante corso di buone maniere. materia in cui sono abbastanza scarso. e si vede.
Friday, July 04, 2003
Thursday, July 03, 2003
coerenza: su questo concetto io ho sempre fatto confusione. sicuramente se penso al significato pi� comune di questa parola, cio� il fatto di avere una linea che abbia un senso di sviluppo nella mia vita, b�... lasciamo perdere. c'� poi un altro valore che si d� a questa parola. pi� tecnico. da filosofi del linguaggio. ma lasciamo perdere anche li'... l'unica cosa che posso dire � che le cose che mi capitano le capisco sempre dopo. ma parecchio dopo. certe volte mi torna la paura. ma non quella di un po' di tempo fa, ossia di dire quello che voglio fare. no. si tratta di una cosa pi� profonda. specialmente quando davanti ho qualcuno che capisce subito i miei equilibri fittizi. che per me non voglio ancora rompere. e quindi via. fuga.
Thursday, June 26, 2003
arriva spezzaferro: ancora nel filone si stava meglio quando si stava peggio. d'alema e i fascisti. quelli s� che erano tempi. oggi sul corriere
Wednesday, June 25, 2003
Monday, June 23, 2003
si stava meglio quando si stava peggio: ai miei tempi... questi giovani non sono come noi ecc. nessuno per� racconta come la mentalit� di questa gente si sia diffusa in molti ambienti e si sta come alle assemblee negli anni 70. una roba terribile. bianconi ci delizia pure oggi.
Friday, June 20, 2003
i vecchi sacerdoti: in iran hanno le ore contate. lo dice oggi sergio romano. i giovani con il computer li cacceranno. � cos� o � un sogno da vecchio sacerdote?
Thursday, June 19, 2003
Tuesday, June 17, 2003
scusate il ritardo: del resto qui c'� molto da fare e la sedia traballa sempre di pi�. oggi intanto, a proposito di ambiguit�, si parla di piano solo. fu una cosa seria o una montatura?
Friday, June 13, 2003
compagnia di gesu': nuova storia dei "figli della controriforma" di ignazio di loyola. oggi sul corriere
Tuesday, June 10, 2003
a kind of blue: spazio letteratura (si fa per scherzare). novembre del 1959. sono in giro per le vie di new york, piove e sono triste. Poco fa ho incontrato phil che mi dice: miles � uscito con questo nuovo disco. bellissimo gli dico io, l'ho gi� sentito. � una svolta per tutti noi che facciamo questo mestiere, penso dopo tra me e me. con quel primo pezzo che si apre con una quarta aumentata sul primo accordo, miles apre tutto un nuovo modo di ragionare e di esprimersi nella composizione.
del resto ci eravamo stancati di seguire charlie. e ora che ci penso sono ormai 4 anni che � morto. aveva 35 anni e ne dimostrava 20 di pi�. io poi mi ero spesso preso male con lui. sar� perch� entrambi eravamo sassofonisti, c'� sempre un po' di competizione tra noi.
poi a me quel modo di suonare non mi piaceva, e a dirla tutta neanche mi riusciva bene. tutte quelle frasi attorcigliate, sconnesse, scomposte, mi davano le vertigini e alla fine secondo me non si capiva pi� niente.
e charlie era pure un bastardo per certe cose. una volta mi ha rubato il sax, se l'� venduto per pochi dollari che gli servivano per andarsi a fare di eroina. lo rincontrai al blue note mesi dopo e gli spaccai la faccia con gran gusto.
ora miles ci indica questa strada nuova. � pi� facile. per noi e per chi ascolta. solo una cosa mi � rimasta in testa: era charlie che era diventato matto alla fine o ero io che non capivo?
del resto ci eravamo stancati di seguire charlie. e ora che ci penso sono ormai 4 anni che � morto. aveva 35 anni e ne dimostrava 20 di pi�. io poi mi ero spesso preso male con lui. sar� perch� entrambi eravamo sassofonisti, c'� sempre un po' di competizione tra noi.
poi a me quel modo di suonare non mi piaceva, e a dirla tutta neanche mi riusciva bene. tutte quelle frasi attorcigliate, sconnesse, scomposte, mi davano le vertigini e alla fine secondo me non si capiva pi� niente.
e charlie era pure un bastardo per certe cose. una volta mi ha rubato il sax, se l'� venduto per pochi dollari che gli servivano per andarsi a fare di eroina. lo rincontrai al blue note mesi dopo e gli spaccai la faccia con gran gusto.
ora miles ci indica questa strada nuova. � pi� facile. per noi e per chi ascolta. solo una cosa mi � rimasta in testa: era charlie che era diventato matto alla fine o ero io che non capivo?
Friday, June 06, 2003
ordinary man: 1993, dieci anni fa, l'anno delle inchieste giudiziarie. io stavo ancora all'universit� a divertirmela. tempi eccezionali. passavamo da un we al circeo o porto ercole a salti vari in sardegna a fare pesca subacquea. poi vela, serate a trastevere in varie case di intellettualoidi da strapazzo a bere e fumare come gli scemi. un gruppo di pazzi: io , giulio, carlo, lorenzo, andrea il polacco, e altri. io all'epoca avevo una tipa eccezionale: stefania. ex ballerina con renato zero, aveva dovuto smettere di ballare per via di un incidente al legamento crociato. aveva un fisico eccezionale, tutta muscoli. bellissima e non pensava ad altro che al sesso. il massimo.
una cosa che si ripeteva di continuo tra una una riunione per il super quotidiano politico che si distribuiva in facolt� e una serata alcolica, era: "whatever will be happen, noone of us will become an ordinary man". e infatti.
facciamo come nei film tipo american graffiti. giulio ora sta in una azienda che fa sicurezza, boh, non so bene... carlo, che faceva l'attore tra un esame e l'altro, mi pare faccia ufficio stampa per i film di cecchi gori (che mi pare non se ne facciano pi� o quasi). andrea il polacco non so bene... l'ho perso di vista. lorenzo sta con italia nuova, ambiente italia, realacci, cose cos�. stefania lavora con un'associazione che si occupa di carcerati, si � sposata, ha un figlio e, pensa un po', mi abita pure di fronte... una tortura. io, per me, sto a rr.it a fare non si sa bene cosa.
una cosa che si ripeteva di continuo tra una una riunione per il super quotidiano politico che si distribuiva in facolt� e una serata alcolica, era: "whatever will be happen, noone of us will become an ordinary man". e infatti.
facciamo come nei film tipo american graffiti. giulio ora sta in una azienda che fa sicurezza, boh, non so bene... carlo, che faceva l'attore tra un esame e l'altro, mi pare faccia ufficio stampa per i film di cecchi gori (che mi pare non se ne facciano pi� o quasi). andrea il polacco non so bene... l'ho perso di vista. lorenzo sta con italia nuova, ambiente italia, realacci, cose cos�. stefania lavora con un'associazione che si occupa di carcerati, si � sposata, ha un figlio e, pensa un po', mi abita pure di fronte... una tortura. io, per me, sto a rr.it a fare non si sa bene cosa.
Thursday, June 05, 2003
filosofia del linguaggio: spazio privato. sono passati un po' di anni da quando ho lasciato l'universit� e gli amati corsi del grande professore (e non ministro) tullio de mauro. qualcuno che � capitato da queste parti mi ha riportato a discutere di cose che mi appassionavano all'epoca. ed ho trovato non poca ruggine tra le mie sinapsi. forse per� con il tempo � venuta pure una disposizione a riusare certe cose, invece di parlarne solamente... ma non lo so... forse non � una cosa utile riusare certe cose. e quindi mi sa che mi sbaglio io.
Wednesday, June 04, 2003
neocons vs newlabour: oggi mi sono andato a sentire d'alema che ospita i new labour, la risposta "sinistra" ai neocons che hanno guidato bush nella campagna contro l'iraq. leggi (niente di meno) lembo su radioradicale.it
Tuesday, June 03, 2003
bisanzio: altro che storie. vedi da noi cosa succede veramente. leggi �vatican report � la messa in mora e� finita, tutti alla cassa: i conti in tasca alla chiesa di lefebvre�� su dagospia
Sunday, June 01, 2003
il peggio di me: perch� in questi giorni mi viene bene. dunque da quello che ho capito in 35 anni di vita c'� una cosa del mio modo di fare che d� molto sui nervi a chi mi frequenta (forse anche qui) e cio� quando mi metto a fare il professore. e s�. quindi approfitto. tornano a parlare di difesa della lingua. mamma mia. nun ce se crede. torniamo dunque anche a stalino, versaglia e quant'altro. secondo me (e i miei odiosi maestri) non c'� atteggiamento pi� moralistico di chi vuole difendere la propria lingua dall'invasione straniera. condivido invece il fatto di pensare al linguaggio come ad una citt�, che vive e si sviluppa, alla fine, senza una moralit� di crescita. ci sono strati, vie, angoli, senza soluzione di continuit�, che raccontano storie che si incrociano e in lingue che si perdono. giordano bruno guerri sul corriere.
qui dico la verita': se sei radicale allora nessuno si aspetta che rivendichi quello che rivendichi. ma che rivendico: me fate sta' come se deve? vale a dire: non sono d'accordo con i serventi longhi ecc. che fanno lo sciopero contro folli al corriere. ma dico: c'� una differenza tra l'essere trattati da ziracca (paga pseudo oraria - nessun riconoscimento della qualit�, dico qualit� del lavoro) rispetto ad uno che sta sul mercato? ma allora 'sto mercato esiste pure per me o no?
Friday, May 30, 2003
cose che noi umani non possiamo neanche immaginare: folli nominato direttore al corriere, dice cossiga, (sempre alla mafiosa), "ha due garanzie! una il palazzo dei quirinale, e l'altra il non pi� palazzo giustiniani, non nel senso senatoriale del termine, ma via giustiniani, anche se su di essa si affacciano solo due o tre stanzette, che io di pi� non riuscii da presidente del senato ad assicurare all'istituzione ai tempi del gran magistero del buon amico armandino corona, spadoliniano anch'esso. auguri comunque se i fatti matureranno, a de bortoli ed a calabrese o folli che entrambi io stimo". ecco. vediamo che succede...
Wednesday, May 28, 2003
cazzate: per esempio pensavo stamattina mentre correvo sul tapirulan nella mia super palestra coatta. struttura e sovrastruttura. ci sta in giro molta gente che pensa a questa storia in modo proprio strano. cio� mi sembra: credono che ci sia un passaggio deterministico dall'una all'altra e quindi se sei in quel mondo, in quella classe (come diceva carletto) allora � quello il tuo sistema di riferimento. ma invece i fenomeni di crossover (come direbbero i musicisti di oggi) sono infiniti. anche se non esiste poi la fluidit� per passare da un mondo ad un altro.
ma allora: ci vuole di vivere in una situazione dove se ti viene in mente che ne so di fare le custodie dei telefonini con annessa tasca porta-preservativo per sveltina inattesa, lo fai, fai un sacco di soldi, cambi mondo e tutto. o no?
ma allora: ci vuole di vivere in una situazione dove se ti viene in mente che ne so di fare le custodie dei telefonini con annessa tasca porta-preservativo per sveltina inattesa, lo fai, fai un sacco di soldi, cambi mondo e tutto. o no?
Tuesday, May 27, 2003
la storia di una resurrezione: perch� la vita � una beffa circolare. � tornato henry grimes, bassista con benny goodman e albert ayler, charles mingus e thelonious monk. � la storia di un basso dalle rifiniture verdastre, e perci� soprannominato �olio d�oliva�, che qualcuno gli ha regalato l�anno scorso, riportandolo alla vita. �non ricordo dove e quando facevamo tutti questi pezzi con tutta questa gente - dice grimes - ma ricordo ogni nota. e intendo proprio ogni singola nota�. oggi buccini sul corriere
Monday, May 26, 2003
andreotti: craxi poteva dire di no. il caso sme quindi non � come lo dipingono oggi, secondo un altro vecchietto illustre. sul corriere di oggi
Friday, May 23, 2003
le uova: ribadisco. come dice bordin, il direttore di radioradicale, i giornali il giorno dopo sono buoni per incartare le uova. quindi metto il link che funziona solo il giorno d'uscita del giornale. se poi rimane per pi� giorni in testa una cosa vecchia, ovviamente la colpa � mia che non c'ho voglia di aggiornare le cose. del resto ci sono dei giorni (come questi) in cui non � neanche facile farsi venire la fantasia di pensare... perci� scusatemi.
Thursday, May 22, 2003
infatti: il vecchio cossiga non ci crede. lui che di cose ne dovrebbe sapere molte (e che parla sempre un po' alla mafiosa) dice di guardare semmai dalla parte del kgb, per la questione moro. leggi l'intervista sul corriere di oggi.
Wednesday, May 21, 2003
pitagorismo o strategia: e chi lo sa. c'era qualcuno, non mi ricordo chi, che diceva: quando non si sanno le cose e si corre dietro alle ipotesi, c'� sempre il rischio di sbagliarsi e di arrivare nemmeno tanto difficilmente alla follia. ora anche franceschini crede che moretti fosse un infiltrato nelle br. (del resto lo aveva gi� detto nel suo libro di un po' di anni fa, ora che ricordo). leggi bianconi sul corriere.
Tuesday, May 20, 2003
pintor: non era finto, dice ferrara. altra cosa, sapeva scrivere. ancora: l'indulgenza e il ricordo del fratello giaime. l'uscita dal pci e il no al comunismo burocratico sovietico. tra un po' il link su il foglio di oggi.
Monday, May 19, 2003
hey joe, i'm goin' way down where i can be free: hey joe, where you goin' with that gun of your hand hey joe, i said where you goin' with that gun in your hand, oh i'm goin' down to shoot my old lady you know i caught her messin' 'round with another man yeah, i'm goin' down to shoot my old lady you know i caught her messin' 'round with another man huh! and that ain't cool huh hey hoe, i heard you shot your mamma down you shot her down now hey joe, i heard you shot your lady down you shot her down in the groud yeah! yeah! yes, i did, i shot her you know i caught her messin' round messin' round town huh, yes i did i shot her you know i caught my old lady messin' 'round town and i gave her the gun and i shot her alright shoot her one more time again baby! yeah! oh dig it oh alright hey joe, where you gonna run to now where you gonna go hey joe, i said where you gonna run to now where you gonna go i'm goin' way down south way down to mexico way alright i'm goin' way down south way down where i can be free ain't no one gonna find me ain't no hang-man gonna he ain't gonna put a rope around me you better believe it right now i gotta go now hey, joe you better run on down goodbye everybody hey hey joe
galera democratica: mentre in tutto il mondo sembra trionfare il gangasta's thinking, qui siamo a ripetere oramai a mo' di ecolalia certe questioni che, magari per chi le ha dette e pensate sono pure giustissime, ma da questi parti arrivano distorte e molocchizzate.
e invece fuori c'� pure il mondo. normale e niente di pi�. a stare dentro, altre cose si ingigantiscono e sembrano diverse. per esempio quello che fai. chiss� che �. poi se ti confronti con uno qualunque non � niente di speciale.
ma nel disordine linguistico delle coordinate e subordinate a perdita d'orecchio succede anche questo. l'unica cosa da capire �: c'� qualcuno che ci gioca con questa storia o siamo proprio su una road to nowhere?
e invece fuori c'� pure il mondo. normale e niente di pi�. a stare dentro, altre cose si ingigantiscono e sembrano diverse. per esempio quello che fai. chiss� che �. poi se ti confronti con uno qualunque non � niente di speciale.
ma nel disordine linguistico delle coordinate e subordinate a perdita d'orecchio succede anche questo. l'unica cosa da capire �: c'� qualcuno che ci gioca con questa storia o siamo proprio su una road to nowhere?
Saturday, May 17, 2003
aria liberal nella storiografia: �un clima dichiaratamente post-ideologico, voluto da ferdinando adornato nella doppia veste di presidente della fondazione e della commissione cultura della camera, in cui destra e sinistra, ortodossi e revisionisti riescono a confrontarsi in un clima costruttivo, considerando acquisiti una volta per tutte gli antichi arnesi polemici chiamati antifascismo e anticomunismo�. ancora: �si conferma l�idea della storia nella prima met� del ventesimo secolo come guerra civile europea fra due grandi regimi ideologici, entrambi tendenti alla pulizia del mondo, dei quali uno fu quello pi� antico e originario, il bolscevismo, e l�altro pi� recente e imitativo�. ancora su nolte oggi sul corriere.
Friday, May 16, 2003
storia di dante virgili: vita e scrittura da scandalo. oggi sul foglio, di buttafuoco
storia di dante virgili, che non � uno pseudonimo, ma un interprete dal tedesco, uno che ne aveva passate di giornate a berlino, uno che scriveva (qui s� con pseudonimo) romanzi western per la biblioteca dei ragazzi mursia, uno che aveva fatto nella vita anche il correttore di bozze al roma di napoli ai tempi di piero buscaroli. dunque un tipo in carne e ossa. e denti. aveva due incisivi sporgenti su una faccia flaccida e giallognola da sembrare provolino. cos� appariva agli occhi di antonio franchini, editor della mondadori che dell�avventura, del retroscena e del silenzio di cui s�� avvolto �la distruzione� � il romanzo scritto da virgili e incredibilmente pubblicato accanto ai libri di enzo siciliano � ha fatto lo splendido reportage di un�esistenza. quella di dante virgili appunto, un�inchiesta su un caso editoriale raccontata da franchini in un libro marsilio dal titolo �cronache della fine�. la fine di un �demone meschino�, un uomo abietto, uno con gambe e piedi, ma cos� laido e brutto da farsi stanare dalla solitudine ululando nel fondo di un letto. l�incubo in erezione di dante virgili buttato tra le lenzuola per mangiare prosciutto e pezzetti di carne cruda, le sole cose di cui potesse nutrirsi. pezzetto tra i pezzetti, si offriva alle ferite della disperazione cui nessuna mano concedeva la grazia di una sega paventando di doversela dare da s�, la mano. �dovresti fare ginnastica� gli dicevano. glielo avrebbe potuto dire perfino luciano de maria, il responsabile dei meridiani � l�unico in mondadori capace di saper distinguere tra un piegamento e una flessione, uno innamorato del vitalismo di marinetti � ma lui avrebbe risposto al solito modo: �l�unica ginnastica che posso fare sar� un piede dopo l�altro per entrare nella bara�. un piccolo terribile impiegato delle tenebre, virgili. era anche un ricchione, per come si proclamava davanti a imberbi italianisti, uno �che paga dove gli altri arrivano gratis�, un cacciatore di efebi, uno che quindi comprava la virt� delle dattilografe e dei garzoni delle panetterie per farne strame, fango, concime azotato, uno insomma, che se lo cercava il troiaio del pudore morente, abilissimo a barattare le centomila lire in cambio di servizietti sudati, era uno da eiaculazione silenziosa, era ripugnante e faceva schifo, per� era un nazista. uno di quelli acquartierati presso la radura �del linguaggio�. in anticipo su tutto, segnalava nelle note bibliografiche le vite e i detti dei santi mussulmani riconoscendo un �testo godibile per chi spera nel risveglio dell�islam contro il mondo capitalista-finanziario- statunitense�. faceva a tutti una testa cos� su albert speer. raccontava: �ah, tu avresti dovuto vedere che cos�era la cancelleria� questa sala lunghissima�. raccontava: �io ero a vienna il giorno dell�anschluss! io ho visto entrare hitler! io ho visto la folla che esultava! l�ho visto che ero un bambino, insieme con mio padre, e la vita, dopo, non � mai stata eguale a quel momento!�. il padre suonava in una piccola orchestra in giro per i caff� in germania. gli chiedevano �tipo salon kitty?�. risposta: �s�, una cosa del genere�. present� un romanzo in mondadori e nel pieno fulgore democratico degli anni 70 riusc� a far arrivare in libreria la sua �distruzione�, un romanzo visionario, scritto come enzo siciliano non saprebbe mai scrivere (dunque scritto bene), un libro tutto �dall�altra parte� dove si vedono le cose che accadranno molti anni dopo e cio�, i fatti accaduti oggi che lui non � pi� in questa terra (� morto nel 1992), come un�immagine di new york, questa: �mi lecco le labbra pensando all�ammasso di pietre cui si ridurranno le loro citt�. colonne di fuoco alte come i grattacieli torri crollanti in un orizzonte sconvolto il cielo brucia sopra new york�. la prosa � devastante: �ma la prossima volta. non saranno eterni santuari le citt� yankees combuste dilaniate. vedo i grattacieli di acciaio sotto un diluvio di fiamme�. la prosa � ben pi� che catastrofica: �basta con la legalit�. massacrare qualche centinaio di persone. con pochi amici trasformerei questo centro. dominare un�ora. gemiti e urla. il terrore della sorpresa poi corpi che crollano. cadaveri una bella fioritura di cadaveri�. franchini, che lavorando intorno a virgili ha messo anche molto di se stesso � per esempio un �antefatto pornografico� che fa da perfetto schema fenomenologico per attraversare il dasein del nazista con la faccia da provolino � ha orchestrato questo suo fascicolo anche per descrivere quanto labili possano essere i fondamenti del giudizio, le valutazioni �sui sommersi e i salvati della letteratura�, le decisioni soggettive sul dare alla stampa, su come insomma si possa pubblicare un romanzo in lode ad adolf hitler, pubblicarlo presso mondadori e farlo uscire senza che nessuno se ne accorga e magari dire no a un secondo libro, un malloppo dattiloscritto concepito nei giorni della prima guerra irachena e concluso nel 1991 col titolo �metodo della sopravvivenza�. c�� un capitolo dove si vede tutto in anticipo: �il mio amico saddam hussein�.
storia di dante virgili, che non � uno pseudonimo, ma un interprete dal tedesco, uno che ne aveva passate di giornate a berlino, uno che scriveva (qui s� con pseudonimo) romanzi western per la biblioteca dei ragazzi mursia, uno che aveva fatto nella vita anche il correttore di bozze al roma di napoli ai tempi di piero buscaroli. dunque un tipo in carne e ossa. e denti. aveva due incisivi sporgenti su una faccia flaccida e giallognola da sembrare provolino. cos� appariva agli occhi di antonio franchini, editor della mondadori che dell�avventura, del retroscena e del silenzio di cui s�� avvolto �la distruzione� � il romanzo scritto da virgili e incredibilmente pubblicato accanto ai libri di enzo siciliano � ha fatto lo splendido reportage di un�esistenza. quella di dante virgili appunto, un�inchiesta su un caso editoriale raccontata da franchini in un libro marsilio dal titolo �cronache della fine�. la fine di un �demone meschino�, un uomo abietto, uno con gambe e piedi, ma cos� laido e brutto da farsi stanare dalla solitudine ululando nel fondo di un letto. l�incubo in erezione di dante virgili buttato tra le lenzuola per mangiare prosciutto e pezzetti di carne cruda, le sole cose di cui potesse nutrirsi. pezzetto tra i pezzetti, si offriva alle ferite della disperazione cui nessuna mano concedeva la grazia di una sega paventando di doversela dare da s�, la mano. �dovresti fare ginnastica� gli dicevano. glielo avrebbe potuto dire perfino luciano de maria, il responsabile dei meridiani � l�unico in mondadori capace di saper distinguere tra un piegamento e una flessione, uno innamorato del vitalismo di marinetti � ma lui avrebbe risposto al solito modo: �l�unica ginnastica che posso fare sar� un piede dopo l�altro per entrare nella bara�. un piccolo terribile impiegato delle tenebre, virgili. era anche un ricchione, per come si proclamava davanti a imberbi italianisti, uno �che paga dove gli altri arrivano gratis�, un cacciatore di efebi, uno che quindi comprava la virt� delle dattilografe e dei garzoni delle panetterie per farne strame, fango, concime azotato, uno insomma, che se lo cercava il troiaio del pudore morente, abilissimo a barattare le centomila lire in cambio di servizietti sudati, era uno da eiaculazione silenziosa, era ripugnante e faceva schifo, per� era un nazista. uno di quelli acquartierati presso la radura �del linguaggio�. in anticipo su tutto, segnalava nelle note bibliografiche le vite e i detti dei santi mussulmani riconoscendo un �testo godibile per chi spera nel risveglio dell�islam contro il mondo capitalista-finanziario- statunitense�. faceva a tutti una testa cos� su albert speer. raccontava: �ah, tu avresti dovuto vedere che cos�era la cancelleria� questa sala lunghissima�. raccontava: �io ero a vienna il giorno dell�anschluss! io ho visto entrare hitler! io ho visto la folla che esultava! l�ho visto che ero un bambino, insieme con mio padre, e la vita, dopo, non � mai stata eguale a quel momento!�. il padre suonava in una piccola orchestra in giro per i caff� in germania. gli chiedevano �tipo salon kitty?�. risposta: �s�, una cosa del genere�. present� un romanzo in mondadori e nel pieno fulgore democratico degli anni 70 riusc� a far arrivare in libreria la sua �distruzione�, un romanzo visionario, scritto come enzo siciliano non saprebbe mai scrivere (dunque scritto bene), un libro tutto �dall�altra parte� dove si vedono le cose che accadranno molti anni dopo e cio�, i fatti accaduti oggi che lui non � pi� in questa terra (� morto nel 1992), come un�immagine di new york, questa: �mi lecco le labbra pensando all�ammasso di pietre cui si ridurranno le loro citt�. colonne di fuoco alte come i grattacieli torri crollanti in un orizzonte sconvolto il cielo brucia sopra new york�. la prosa � devastante: �ma la prossima volta. non saranno eterni santuari le citt� yankees combuste dilaniate. vedo i grattacieli di acciaio sotto un diluvio di fiamme�. la prosa � ben pi� che catastrofica: �basta con la legalit�. massacrare qualche centinaio di persone. con pochi amici trasformerei questo centro. dominare un�ora. gemiti e urla. il terrore della sorpresa poi corpi che crollano. cadaveri una bella fioritura di cadaveri�. franchini, che lavorando intorno a virgili ha messo anche molto di se stesso � per esempio un �antefatto pornografico� che fa da perfetto schema fenomenologico per attraversare il dasein del nazista con la faccia da provolino � ha orchestrato questo suo fascicolo anche per descrivere quanto labili possano essere i fondamenti del giudizio, le valutazioni �sui sommersi e i salvati della letteratura�, le decisioni soggettive sul dare alla stampa, su come insomma si possa pubblicare un romanzo in lode ad adolf hitler, pubblicarlo presso mondadori e farlo uscire senza che nessuno se ne accorga e magari dire no a un secondo libro, un malloppo dattiloscritto concepito nei giorni della prima guerra irachena e concluso nel 1991 col titolo �metodo della sopravvivenza�. c�� un capitolo dove si vede tutto in anticipo: �il mio amico saddam hussein�.
Thursday, May 15, 2003
tradimento: "�trotzkji si vendette allo stranieeero / ma il piccon con lui non fu leggeeero�, cantavano nel �68 i marxisti-stalinisti sulle note di �pensiero� dei pooh. era solo una rima becero-goliardica, la intonavano tra i tormentoni pecorecci tipo �osteria numero uno!� e non avrebbe meritato attenzione se non fosse stata uno di quei piccoli indizi dai quali capisci in che tempi vivi. neanche marco ferrando, un professore savonese della minoranza rifondarola, va preso troppo sul serio: � un trotzkjista-surfista che alla caduta di prodi accus� cossutta di fare �gli interessi della borghesia� e spieg� poi il ballottaggio chirac-le pen come una scelta �tra la peste e il colera�. la sua invettiva contro cofferati, reo di essersi schierato contro il referendum sull�articolo 18, � per� qualcosa di pi� dell�anatema di un isolato intellettuale irriducibile. e riassume brutalmente un�idea che serpeggia davvero nella sinistra pi� dura". continuare a leggere prego: sinistra, torna il virus della caccia al traditore, gian antonio stella.
le vongole erano buone: ieri sera cena con un po' di bloggari e pseudogiornalisti internettari. ognuno ha portato qualcosa di sua preparazione, adri ha fatto questo primo con le vongole. io, come al solito, mi sono presentato a mani vuote. robba ha fatto una cosa delle sue vegetariane. la ragazza di fede, peperoni ripieni. c'era anche vale, alla quale devo chiedere scusa. abbiamo parlato tutta la sera sempre e solo del nostro terribile capo. per� capirete perch�: ecco un esempio della sua arte, buon divertimento a tutti: folta delegazione in terra ebraica
animali e uomini: non si suppone che si dia uno spacco fra i due regni, che gli uomini si isolino dagli animali, ma neppure dai luoghi, dal paesaggio, dalle citt�. bene non dare un giudizio, sebbene la tentazione sia forte... oggi sul corriere
Tuesday, May 13, 2003
censura: �allora, grazie della linea alessandro. ora vi frego tutti e due e anticipo l'argomento di cui discuteremo in questa puntata�. dico io. dice lui: �no, no... ferma tutto. anvedi che hai detto. in televisione frego nun se po' dd�. arifamola�. dopo il trebbiatore felsineo me tocca av� a cche ffa pure cor macellaro che vo' ffa bonolis. ma � robba da pazzi.
Monday, May 12, 2003
immunita': quelle che mi servono: 1. quella da certe fantastiche proposte 'sola' dei 'difensori' dei lavoratori che garantiscono il mio lavoro. 2. quella dalla voglia di incazzarmi come un picchio e ritornare ai vecchi modi coatti di periferia, invece di usare le parole. 3. quella dal sole, quello che scalda. che vorrei tutto in faccia. su una barca all'ancora. che ne so, a ponza o posti del genere, invece di stare qua. 3. ultima ma prima. aspettarmi ancora qualcosa.
Saturday, May 10, 2003
mina: ma � proprio lei? la mitica jezzarola italiota che scrive oggi su la stampa?. mi sa proprio s�.
Friday, May 09, 2003
Thursday, May 08, 2003
siamo lontani ma non � cosi': sipario privato, del resto mancava da un po'. � un periodo che con la persona che mi piace di pi� al mondo, come l'ho gi� definita altre volte, non mi riesco ad incrociare, in nessun modo.
eppure non siamo lontani. ci passano per esempio per la testa le stesse cose. certo in modo diverso. io, come sempre, tendo a "svaccare". lei � pi� attenta. e poi c'� la storia del piede. vabb� lei parla di caviglia, ma io pensavo alle stesse cose.
in ogni caso, da un po' sono pi� tranquillo. ogni volta che finivo un post che riguardava lei scrivevo: "vedremo". mi aspettavo qualcosa e forse stavo anche in ansia per questo. oggi sto cos�. come si dice a roma "alla come viene".
eppure non siamo lontani. ci passano per esempio per la testa le stesse cose. certo in modo diverso. io, come sempre, tendo a "svaccare". lei � pi� attenta. e poi c'� la storia del piede. vabb� lei parla di caviglia, ma io pensavo alle stesse cose.
in ogni caso, da un po' sono pi� tranquillo. ogni volta che finivo un post che riguardava lei scrivevo: "vedremo". mi aspettavo qualcosa e forse stavo anche in ansia per questo. oggi sto cos�. come si dice a roma "alla come viene".
non date retta agli storici: specialmente quando parlano del presente. spesso cadono nell'errore di usare il metodo del loro lavoro senza per� avere i documenti sotto mano. oggi sul corriere mieli
Wednesday, May 07, 2003
Tuesday, May 06, 2003
maratona della masturbazione: scusate, ma non ho resistito. la legge me lo vieta ma chi se ne accorge...
usa: california, seconda maratona onanista a san francisco
(ansa) - los angeles, 06 mag - piu' di cento persone si sono riunite a san francisco nel fine settimana per dare vita alla seconda edizione di una maratona decisamente molto particolare: la 'masturbate-a-thon', cioe' la maratona della masturbazione. gli organizzatori hanno detto che hanno voluto portare l'evento dalle lenzuola alle strade, con un gioco di parole che in inglese suona come 'from the sheets to the streets' e che hanno offerto ai volontari la possibilita' di ''superare le proprie inibizioni in un ambiente sicuro''.
uomini e donne, dai venti ai cinquant'anni, si sono trovati in un locale nel market district, uno dei quartieri piu' hip di san francisco dove al suono di una melodia new age si sono masturbati. l'evento, copiato da altri stati americani e da un gruppo in germania, e' stato organizzato dal center for sex and culture, un'organizzazione no-profit che mira a educare sessualmente gli americani.
''si e' trattato di uno sforzo per cancellare secoli di censura, di rendere la masturbazione piu' divertente e piu' accessibile'', ha spiegato thomas w. laguer, professore di storia all'universita' di berkeley e autore del saggio ''sesso solitario: la storia culturale della masturbazione''.
usa: california, seconda maratona onanista a san francisco
(ansa) - los angeles, 06 mag - piu' di cento persone si sono riunite a san francisco nel fine settimana per dare vita alla seconda edizione di una maratona decisamente molto particolare: la 'masturbate-a-thon', cioe' la maratona della masturbazione. gli organizzatori hanno detto che hanno voluto portare l'evento dalle lenzuola alle strade, con un gioco di parole che in inglese suona come 'from the sheets to the streets' e che hanno offerto ai volontari la possibilita' di ''superare le proprie inibizioni in un ambiente sicuro''.
uomini e donne, dai venti ai cinquant'anni, si sono trovati in un locale nel market district, uno dei quartieri piu' hip di san francisco dove al suono di una melodia new age si sono masturbati. l'evento, copiato da altri stati americani e da un gruppo in germania, e' stato organizzato dal center for sex and culture, un'organizzazione no-profit che mira a educare sessualmente gli americani.
''si e' trattato di uno sforzo per cancellare secoli di censura, di rendere la masturbazione piu' divertente e piu' accessibile'', ha spiegato thomas w. laguer, professore di storia all'universita' di berkeley e autore del saggio ''sesso solitario: la storia culturale della masturbazione''.
antropologia: marco pannella usa spesso questa parola, privandola del suo significato neutro e scientifico, per definire in modo ironico alcuni tratti deteriori delle tragiche e spesso miserabili abitudini italiche.
ieri sera, approfittando di quel poco di mestiere che mi � venuto tra le mani in quasi dieci anni di interviste, nel corso di una cena, mi � capitato di far parlare un tizio, anche un bravo ragazzo, che lavora nel servizio scorte della polizia.
il tizio ricordava, anche con enfasi, l'arresto di quello che poi � diventato uno dei pi� famosi pentiti di mafia (antropologicamente, non metto il nome... non si sa mai...). i suoi capi, raccontava, misero il mafioso mezzo nudo nel centro di una stanza vuota. tutti intorno i poliziotti.
"dagli una manganellata, ch� questo infame ha fatto saltare in aria un mio collega con cui lavoravo da 25 anni", questo l'invito seguito con obbedienza da ogni agente presente nella sala. "bacia la foto di quelli che hai ammazzato". gli veniva gentilmente detto tra le altre amenit� del genere.
dimenticavo il particolare dei sigari. il caino dei caini al momento dell'arresto pare sia stato trovato in possesso di parecchie scatole di sigari pregiati, i quali sigari, requisiti e consumati dai nostri tutori dell'ordine, si rivoltarono contro l'antico ed efferato padrone (lui) e decisero di usarlo come ultimo ricovero della loro scintillante esistenza, trasformando, il padrone di una volta, nell�odierno posacenere.
che dire... ma pi� che altro che fare...
ieri sera, approfittando di quel poco di mestiere che mi � venuto tra le mani in quasi dieci anni di interviste, nel corso di una cena, mi � capitato di far parlare un tizio, anche un bravo ragazzo, che lavora nel servizio scorte della polizia.
il tizio ricordava, anche con enfasi, l'arresto di quello che poi � diventato uno dei pi� famosi pentiti di mafia (antropologicamente, non metto il nome... non si sa mai...). i suoi capi, raccontava, misero il mafioso mezzo nudo nel centro di una stanza vuota. tutti intorno i poliziotti.
"dagli una manganellata, ch� questo infame ha fatto saltare in aria un mio collega con cui lavoravo da 25 anni", questo l'invito seguito con obbedienza da ogni agente presente nella sala. "bacia la foto di quelli che hai ammazzato". gli veniva gentilmente detto tra le altre amenit� del genere.
dimenticavo il particolare dei sigari. il caino dei caini al momento dell'arresto pare sia stato trovato in possesso di parecchie scatole di sigari pregiati, i quali sigari, requisiti e consumati dai nostri tutori dell'ordine, si rivoltarono contro l'antico ed efferato padrone (lui) e decisero di usarlo come ultimo ricovero della loro scintillante esistenza, trasformando, il padrone di una volta, nell�odierno posacenere.
che dire... ma pi� che altro che fare...
Monday, May 05, 2003
plagio, circonvenzione d'incapace: guarini sabato sul foglio (manca ancora la pagina, aspettiamo...) ricorda braibanti (non � che manca, bisogna iscriversi.. vabb�). e in proposito osserva che in italia due grandi corporazioni (la giudiziaria e la psichiatrica), oggi come anni fa con braibanti, hanno idee "che rispecchiano sempre, pi� o meno fedelmente, i pregiudizi tipici del tempo". da leggere per me.
Friday, May 02, 2003
Wednesday, April 30, 2003
Monday, April 28, 2003
arbitrarieta': il linguaggio conserva nella sua natura una profonda doppiezza. perch� "la vita � in due maniere" come dice neruda. e mi ricorda valentina
Sunday, April 27, 2003
noir: (ma si scrive cos�?) 300 persone hanno preso parte a giulino di mezzegra nel comasco, nel luogo in cui il 28 aprile del 1945 vennero fucilati benito mussolini e claretta petacci, alla annuale commemorazione organizzata dal movimento sociale-fiamma e dall'associazione combattenti e reduci della repubblica di sal�. e proprio nelle prime ore di stamani una giovane guardia giurata milanese si � tolto la vita davanti alla croce di villa belmonte, luogo della fucilazione. il suicida proprio domani avrebbe compiuto 29 anni.
giorgiana masi: dopo tanti anni qualcuno si ricorda di quella storia. e forse viene a galla quello che � successo veramente. e invece oggi come siamo messi su situazioni analoghe? me stesso su rr.it (momento di presunzione. mi sono messo in mezzo a gente - quella che linko normalmente - che non vedo nemmeno da lontano. mah... ogni tanto mi capita)
Thursday, April 24, 2003
metamorfosi: un concetto importante. nello studio della storia per esempio, per riuscire ad aggiungere nuovi elementi al tessuto del racconto del passato e per cercare di uscire dal pre-giudizio. oggi gian antonio stella su corriere.
Wednesday, April 23, 2003
frammenti: lasciare un segno. il sogno di ogni megalomane. per me il mio delirio � rimanere con le parole che uso. nel senso: certe volte vedo che qualcuno con cui ho parlato, a un certo punto, senza che me lo aspetto, riusa una parola, o un insieme di parole, che ho usato io. e l� scatta l'orgoglio. pensa te...
Tuesday, April 22, 2003
parliamo di parole: diceva wittgenstein. oggi carlos fuentes sul corriere si fa domande sulla parola "felicit�". del suo discorso: 1. non mi convince la sua tesi sugli usa (un po' troppo sbrigativa). 2. nemmeno la conclusione. non so se ho capito bene, ma la riscoperta dello spirito tragico non mi sembra l'unica via d'uscita.
Saturday, April 19, 2003
tutta mia la citta': trovo cos� il modo per riflettere. ho riletto un po' della mia corrispondenza via email di questo ultimo mese. mi sono accorto di essere, come si dice a roma, un puzzone. mi pare che me le prendo un po' troppo facilmente con chi mi fa qualche appunto. tra l'altro magari anche serio e utile.
e subito invece mi metto a fare la guerra. risultato: nulla di fatto. le persone che mi interessano mi scivolano via. sar� cos�? boh...
e subito invece mi metto a fare la guerra. risultato: nulla di fatto. le persone che mi interessano mi scivolano via. sar� cos�? boh...
Friday, April 18, 2003
ma su!: dice oggi sofri. Non c�era pensiero ribelle che non si pensasse almeno repubblicano. spazio cattiveria e �sotuttoio�: ma qualcuno ricorda che il vecchio carletto marx definiva la dittatura del popolo una fase transitoria? sofri su il foglio di oggi
Thursday, April 17, 2003
l'ombra: basta poco, poi la senti. uno scambio di battute e ti accorgi che l� � arrivata, di nuovo, l'ombra del gelo. e le cose sono sempre le stesse. le tue idee non mi piacciono. o semplicemente le tue tolleranze. perch� accetti certe cose? perch� non le combatti? perch� non le voglio combattere. per me sono cose che non vanno combattute. casomai criticate. combatto altre cose. pi� impegnative, per me. ma qui ormai stiamo alla voce di gruppo: addosso a chi sbaglia. terribile.
meglio non parlarne: di chi � la colpa? � stata tua - dice lei - a un certo punto mi hai isolata, non mi hai pi� parlato. hai fatto cose terribili. ma no - dico io - � successo il contrario. sei tu che mi hai tolto il saluto eccetera. strascichi. non si � capito quello che � successo. per� meglio non parlarne. analizzare per trovare il colpevole. a me ha fatto bene la pausa. poi si vedr�
cuba: all'universit� non ho avuto grandissimi maestri. almeno, nella mia presunzione � quello che penso io. per esempio ero invaghitissimo di de mauro, poi su un po' di cose ho cambiato idea. in storia ho avuto un allievo di de felice. e come tutti gli allievi, era molto ortodosso e invidioso. per� mi piaceva la questione di cercare di dividere, per quanto possibile, il giudizio di chi scrive dall'oggetto del suo studio. ovviamente un dovere deontologico, un orizzonte, irraggiungibile.
per esempio su cuba ognuno che ne parla, secondo me, ne riporta quello che avvalora la propria tesi. chi vuole salvare la cosiddetta esperienza rivoluzionaria, ricorda che l� c'� una forma diversa di distribuzione delle ricchezze. chi sceglie la battaglia per la democrazia non ha dubbi a bollare il regime di castro come dittatoriale. e non si sbaglia, ovviamente.
a me, in questi casi, mi viene da stare un po' al balcone a guardare la rissa. lo ammetto, non � bello. poi dopo, a tradimento, cerco di tirare le fila della questione. vorrei avere tutti gli elementi a disposizione per costruire una visione pi� larga. possibile? o � soltanto la voglia di non "scendere in campo"?... non lo so.
per esempio su cuba ognuno che ne parla, secondo me, ne riporta quello che avvalora la propria tesi. chi vuole salvare la cosiddetta esperienza rivoluzionaria, ricorda che l� c'� una forma diversa di distribuzione delle ricchezze. chi sceglie la battaglia per la democrazia non ha dubbi a bollare il regime di castro come dittatoriale. e non si sbaglia, ovviamente.
a me, in questi casi, mi viene da stare un po' al balcone a guardare la rissa. lo ammetto, non � bello. poi dopo, a tradimento, cerco di tirare le fila della questione. vorrei avere tutti gli elementi a disposizione per costruire una visione pi� larga. possibile? o � soltanto la voglia di non "scendere in campo"?... non lo so.
di corsa e da casa: ieri non ho aggiornato il blog. chiedo scusa ai miei numerosissimi (!!) e appassionati lettori. succedono molte cose e in rapida successione in questi giorni. situazione di tensione in radio (futuro, contratti... solite tristezze). da ieri ho una foto di valentina che mi guarda (me lo ha detto lei). me l'ha spedita via mail. cos� quando voglio posso aprirla e credere di poterla fissare negli occhi. perch� per� mi manca ancora di pi�
Tuesday, April 15, 2003
conoscere per deliberare: dice emma bonino. una questione che non so risolvere. cio� credo di dare a chi mi ascolta e mi legge le coordinate giuste per capire quello che dico. ma non � cos�. l'ambiguit�, che fa parte del linguaggio intrinsecamente, spesso con il mio modo di fare e di scrivere aumenta. poi mi dispiace che difficilmente si capisce quello che volevo dire. non parliamo poi di quello che volevo fare...
gita a predappio: un fatto importante. cio� distinguere il pre-giudizio dal giudizio. per giudicare occorre conoscere l'oggetto del proprio giudizio. se il fascismo ha prodotto il conflitto pi� atroce della storia del novecento ci� non toglie che non si debba conoscerlo e studiarlo. oggi su la stampa gramellini.
rossa o nera che sia (in questo caso rossa), l'ideologia resta un virus ben conficcato nel corpaccione della scuola italiana e soprattutto del suo corpo docente. una classe dell'istituto alberghiero di abano terme organizza una gita scolastica in romagna e, oltre alla casa della �cavallina storna� di pascoli, decide per curiosit� di visitare quella natale di mussolini, nonch� la sua tomba a predappio.
al ritorno i reprobi vengono attaccati dagli altri studenti e purtroppo dai professori, che definiscono la gita un �pellegrinaggio� e �una macchia indelebile d'infamia per tutto l'istituto�. i ragazzi difendono le ragioni culturali della loro scelta. sostengono che non si pu� ignorare un capitolo di storia inserito nel programma di studi.
sono forse sfilati a braccio teso davanti al crapone del duce? pare di no. fossero andati a mosca a dare un'occhiata al mausoleo di lenin, qualcuno li avrebbe forse bollati come bolscevichi? pare nuovamente di no.
eppure in sala professori compare un cartello di offese nei confronti dei due insegnanti che hanno avuto l'ardire di partecipare alla gita, si organizzano �interrogatori� per capire da chi � partita l'idea nefasta e qualche alunno �democratico� entra nella classe dei �fascisti� per sostituire la bandiera italiana con quelle palestinese e irachena, ritenute evidentemente pi� meritevoli. ma che futuro avr� mai una scuola che rimuove pezzi di passato, per orrendi che siano, e si vergogna persino di conoscerli?
rossa o nera che sia (in questo caso rossa), l'ideologia resta un virus ben conficcato nel corpaccione della scuola italiana e soprattutto del suo corpo docente. una classe dell'istituto alberghiero di abano terme organizza una gita scolastica in romagna e, oltre alla casa della �cavallina storna� di pascoli, decide per curiosit� di visitare quella natale di mussolini, nonch� la sua tomba a predappio.
al ritorno i reprobi vengono attaccati dagli altri studenti e purtroppo dai professori, che definiscono la gita un �pellegrinaggio� e �una macchia indelebile d'infamia per tutto l'istituto�. i ragazzi difendono le ragioni culturali della loro scelta. sostengono che non si pu� ignorare un capitolo di storia inserito nel programma di studi.
sono forse sfilati a braccio teso davanti al crapone del duce? pare di no. fossero andati a mosca a dare un'occhiata al mausoleo di lenin, qualcuno li avrebbe forse bollati come bolscevichi? pare nuovamente di no.
eppure in sala professori compare un cartello di offese nei confronti dei due insegnanti che hanno avuto l'ardire di partecipare alla gita, si organizzano �interrogatori� per capire da chi � partita l'idea nefasta e qualche alunno �democratico� entra nella classe dei �fascisti� per sostituire la bandiera italiana con quelle palestinese e irachena, ritenute evidentemente pi� meritevoli. ma che futuro avr� mai una scuola che rimuove pezzi di passato, per orrendi che siano, e si vergogna persino di conoscerli?
Monday, April 14, 2003
pero': ogni volta che mi avvicino mi svicola, come una biscia. sicuramente � anche colpa mia. ch� mi manca sempre il tempo (in senso musicale) di attaccare quando dice il direttore d�orchestra.
del resto me lo dicevano sempre al conservatorio. sei bravo, hai anche talento. per� non entri mai al momento giusto. � come se fossi in un mondo tuo. ed � vero.
del resto me lo dicevano sempre al conservatorio. sei bravo, hai anche talento. per� non entri mai al momento giusto. � come se fossi in un mondo tuo. ed � vero.
il piede: quando l'ho vista la prima volta non ci ho pensato. cio� ho notato altre cose di lei. gli occhi prima di tutto. e come mi guardava per lo pi�. io, che in quel momento ero costretto a camminare con un bastone per via di un incidente di calcetto, ero disperato. lei, solo con gli occhi, mi ha ripescato e mi ha riportato su.
dopo, qualche giorno dopo, l'ho ritrovata di fianco a me. anche lei a prendere le cure dei fisioterapisti. per lei un incidente di moto. e l� ho notato il suo piede. meglio: l'arco che disegnava nello spazio. un compasso. che misurava la voglia che avevo io di prenderlo, con la mia mano, stringerlo, e dirigerlo della direzione giusta per farmi passare. dove volevo io.
era teso. verso il basso. a volte anche verso di me. e porca miseria, anche altri l'avevano notato, e lo toccavano. io che ne avevo avuta un voglia terribile non avevo auto il coraggio di farlo. era rimasto un pensiero. fisso e bellissimo.
dopo, qualche giorno dopo, l'ho ritrovata di fianco a me. anche lei a prendere le cure dei fisioterapisti. per lei un incidente di moto. e l� ho notato il suo piede. meglio: l'arco che disegnava nello spazio. un compasso. che misurava la voglia che avevo io di prenderlo, con la mia mano, stringerlo, e dirigerlo della direzione giusta per farmi passare. dove volevo io.
era teso. verso il basso. a volte anche verso di me. e porca miseria, anche altri l'avevano notato, e lo toccavano. io che ne avevo avuta un voglia terribile non avevo auto il coraggio di farlo. era rimasto un pensiero. fisso e bellissimo.
infatti: avanti piano. come le pagine di un libro abbandonato per strada in un giorno di vento fresco, come oggi, le mattine si susseguono e le cose si trasformano. un capitolo si chiude e un altro inevitabilmente si apre. non sono sicuro che un'amicizia che si sta rompendo sia arrivata all'ultimo capitolo. ci sono e ci saranno ancora strascichi. valentina, che in questi giorni ho visto ben due volte(!) la sento sotto la pelle. vedremo.
Friday, April 11, 2003
che tristezza: dice di non sapere n� come n� perch� e ti accusa sempre e solo di miseria. miseria. questa parola la tormenta. forse perch� le appartiene in profondit�. io per me non ho alcun problema ad ammettere di essere misero. lo sono in tante cose. nei risparmi, nei rapporti che spesso non so mantenere (come in questo caso). e per� mi sento ricco. perch� mi sono accorto di come sono andate le cose. lei no. mi ha tolto il saluto, e non se lo ricorda. nei giorni precedenti la lite mi ha coperto di insulti, e non se lo ricorda. ma non c'� un po' di sana, vecchia, marxista autocritica? ma basta... per cortesia. quello sono ancora io robba
la caduta del regime iracheno e la fine del fascismo: le tre date della storia italiana in una giornata, il 9 aprile, nella capitale irachena si sono concentrate quelle diverse fasi (questo m'� proprio piaciuto, su la stampa di oggi)
a napoli, scriveva curzio malaparte gi� nelle prime righe della pelle, la liberazione aveva messo in mostra, sempre pi� purulente, piaghe antiche. erano i giorni della �peste�, narrava lo scrittore inorridito con enfasi espressionistica. attraverso quella marmaglia �squallida, sporca, affamata, vestita di stracci� che si accalcava attorno a �torme di soldati� che parlavano una lingua indecifrabile si rivelava un lato sordido dell�esistenza umana incapace di essere trasfigurato persino nei giorni luminosi della liberazione di un popolo. ecco perch� in italia non ci si potr� mai stupire delle scene di baghdad, in cui la gioia della libert� si mescola alle immagini torve del saccheggio e la gratitudine per i �liberatori� si intreccia con le istantanee di un atavico servilismo verso il vincitore. la �peste� della baghdad liberata che ripete, amplificata e macroscopica, quella dell�italia liberata. i giornali, i commentatori, i politici hanno letto la scena di baghdad come una ripetizione di una tragedia tutta italiana. e si sono moltiplicate, non sempre in modo appropriato, le analogie tra le due storie. come interpretare il simbolismo messo in scena nel cuore della capitale irachena. forse con il 25 aprile del 1945? oppure con il 25 luglio del 1943? o con lo sbarco americano in sicilia? oppure come l�8 settembre? troppi richiami in una volta hanno rischiato di stabilire un cortocircuito storico e mentale. l�immagine dei carri armati che conquistano la citt�; la statua del tiranno platealmente abbattuta; le folle che agitano le bandiere dei �vincitori� e si esibiscono davanti alle telecamere smozzicando brevi frasi in anglo-iracheno; le armate di saddam che si squagliano; la fuga del despota e della sua nomenklatura; le folle miserabili che approfittano dell�anarchia; la paura delle vendette e la realt� del linciaggio, come ieri a najaf; la carica disordinata e deplorevole dei voltagabbana. in un�unica giornata irachena si concentra una tale densit� di eventi da richiamare alla memoria italiana episodi diversi, date distinte, momenti, scene differenti. come se attorno al 9 aprile del 2003 a baghdad si condensassero in un�unica entit� il 25 luglio, l�8 settembre, il 25 aprile dell�italia. il 25 luglio del 1943, dopo tre anni di guerra devastante, a un po� di giorni dallo sbarco alleato sulle coste della sicilia, il regime fascista cerca di salvare se stesso attraverso il sacrificio rituale del suo capo e capro espiatorio e di separare la sorte dei gerarchi (assieme a quella della corona) da quelle del duce che li aveva guidati alla perdizione. fu l� che il popolo si sfog� nella distruzione, simbolica e materiale assieme, delle icone del tiranno. come la ciclopica statua di saddam tirata gi� nel cuore di baghdad, nei giorni che seguirono il 25 luglio, la folla italiana che aveva riempito di s� le adunate oceaniche sotto il balcone del duce cominci� a demolire le statue di mussolini, a sfondare quadri e busti con la sua immagine, a cancellare le scritte murali firmate �dux�, a nascondere e incenerire ritratti e immagini del capo del fascismo un tempo esibiti negli uffici e nei tinelli, a cancellare le tracce dei distintivi del partito fascista, a riversarsi nelle strade per vituperare la figura che fino al giorno prima era stata fatta oggetto del pi� grottesco culto della personalit�. a roma come a baghdad? ma alla baghdad del 2003 si sovrappone il ricordo traumatico di un�altra data: l�8 settembre del 1943. e� in questa data che si dissolve l�esercito italiano. l�8 settembre si fissa nella memoria collettiva e nelle storie individuaie come il momento topico della disintegrazione, del collasso, del �tutti a casa�, come recita con una formula destinata a riassumere il significato di quel giorno il titolo del celeberrimo film di luigi comencini interpretato da alberto sordi. le armate che si spappolano, che non riconoscono pi� un comando, che sono abbandonate a se stesse, con le divise nascoste e gettate nel fiume, rappresentano il tratto che pi� di tutte la memoria italiana ha associato alla dissoluzione delle armate di saddam, liquefatte nel giorno della disfatta. ma � solo attorno e dopo il 25 aprile del 1945, la terza data di quel frangente storicamente decisivo della storia italiana, che si ha notizia del tentativo di fuga di benito mussolini, infagottato in un cappotto sformato assieme a claretta petacci, fermato e fucilato, il cui corpo oramai senza vita verr� straziato, oltraggiato e impiccato per i piedi presso un distributore di benzina dalla folla inferocita di piazzale loreto. la stessa piazzale loreto che, come spiega sergio luzzatto nel suo il corpo del duce, diventer� ben presto e ancor oggi resta con indistruttibile continuit� (e persino banalizzato come modo di dire nel lessico corrente) il simbolo del tiranno un tempo amato e poi odiato e vituperato. cos� come, nell�immaginazione collettiva, rester� un tab� inviolato per tanti decenni la spirale delle vendette che seguir� la data della liberazione, segno di un clima di �guerra civile� per lungo tempo rimosso ma non dimenticato. suggestioni e analogie che naturalmente oltrepassano la specificit� dei diversi momenti storici vissuti dall�italia di sessant�anni fa e dall�iraq di questi giorni. ma nella dimensione simbolica dove dominano la persistenza delle immagini, l�automatismo dei ricordi e la sequenza delle emozioni condivise non si conosce l�arte analitica delle distinzioni e delle ovvie differenze. e nelle televisioni di tutto il mondo, la fusione in un�unica, storica giornata di episodi e dinamiche collettive assume uno spessore che inevitabilmente gli italiani sono indotti a riportare alla loro esperienza. perci� non � stravagante che un politico italiano ricordi il 25 aprile, un giornale italiano rievochi l�8 settembre e un altro il 25 luglio: le tre date si confondono e si contraggono in un�unica sequenza ininterrotta. che nei suoi aspetti pi� torbidi forse non aspetta altro che la penna di un nuovo curzio malaparte.
a napoli, scriveva curzio malaparte gi� nelle prime righe della pelle, la liberazione aveva messo in mostra, sempre pi� purulente, piaghe antiche. erano i giorni della �peste�, narrava lo scrittore inorridito con enfasi espressionistica. attraverso quella marmaglia �squallida, sporca, affamata, vestita di stracci� che si accalcava attorno a �torme di soldati� che parlavano una lingua indecifrabile si rivelava un lato sordido dell�esistenza umana incapace di essere trasfigurato persino nei giorni luminosi della liberazione di un popolo. ecco perch� in italia non ci si potr� mai stupire delle scene di baghdad, in cui la gioia della libert� si mescola alle immagini torve del saccheggio e la gratitudine per i �liberatori� si intreccia con le istantanee di un atavico servilismo verso il vincitore. la �peste� della baghdad liberata che ripete, amplificata e macroscopica, quella dell�italia liberata. i giornali, i commentatori, i politici hanno letto la scena di baghdad come una ripetizione di una tragedia tutta italiana. e si sono moltiplicate, non sempre in modo appropriato, le analogie tra le due storie. come interpretare il simbolismo messo in scena nel cuore della capitale irachena. forse con il 25 aprile del 1945? oppure con il 25 luglio del 1943? o con lo sbarco americano in sicilia? oppure come l�8 settembre? troppi richiami in una volta hanno rischiato di stabilire un cortocircuito storico e mentale. l�immagine dei carri armati che conquistano la citt�; la statua del tiranno platealmente abbattuta; le folle che agitano le bandiere dei �vincitori� e si esibiscono davanti alle telecamere smozzicando brevi frasi in anglo-iracheno; le armate di saddam che si squagliano; la fuga del despota e della sua nomenklatura; le folle miserabili che approfittano dell�anarchia; la paura delle vendette e la realt� del linciaggio, come ieri a najaf; la carica disordinata e deplorevole dei voltagabbana. in un�unica giornata irachena si concentra una tale densit� di eventi da richiamare alla memoria italiana episodi diversi, date distinte, momenti, scene differenti. come se attorno al 9 aprile del 2003 a baghdad si condensassero in un�unica entit� il 25 luglio, l�8 settembre, il 25 aprile dell�italia. il 25 luglio del 1943, dopo tre anni di guerra devastante, a un po� di giorni dallo sbarco alleato sulle coste della sicilia, il regime fascista cerca di salvare se stesso attraverso il sacrificio rituale del suo capo e capro espiatorio e di separare la sorte dei gerarchi (assieme a quella della corona) da quelle del duce che li aveva guidati alla perdizione. fu l� che il popolo si sfog� nella distruzione, simbolica e materiale assieme, delle icone del tiranno. come la ciclopica statua di saddam tirata gi� nel cuore di baghdad, nei giorni che seguirono il 25 luglio, la folla italiana che aveva riempito di s� le adunate oceaniche sotto il balcone del duce cominci� a demolire le statue di mussolini, a sfondare quadri e busti con la sua immagine, a cancellare le scritte murali firmate �dux�, a nascondere e incenerire ritratti e immagini del capo del fascismo un tempo esibiti negli uffici e nei tinelli, a cancellare le tracce dei distintivi del partito fascista, a riversarsi nelle strade per vituperare la figura che fino al giorno prima era stata fatta oggetto del pi� grottesco culto della personalit�. a roma come a baghdad? ma alla baghdad del 2003 si sovrappone il ricordo traumatico di un�altra data: l�8 settembre del 1943. e� in questa data che si dissolve l�esercito italiano. l�8 settembre si fissa nella memoria collettiva e nelle storie individuaie come il momento topico della disintegrazione, del collasso, del �tutti a casa�, come recita con una formula destinata a riassumere il significato di quel giorno il titolo del celeberrimo film di luigi comencini interpretato da alberto sordi. le armate che si spappolano, che non riconoscono pi� un comando, che sono abbandonate a se stesse, con le divise nascoste e gettate nel fiume, rappresentano il tratto che pi� di tutte la memoria italiana ha associato alla dissoluzione delle armate di saddam, liquefatte nel giorno della disfatta. ma � solo attorno e dopo il 25 aprile del 1945, la terza data di quel frangente storicamente decisivo della storia italiana, che si ha notizia del tentativo di fuga di benito mussolini, infagottato in un cappotto sformato assieme a claretta petacci, fermato e fucilato, il cui corpo oramai senza vita verr� straziato, oltraggiato e impiccato per i piedi presso un distributore di benzina dalla folla inferocita di piazzale loreto. la stessa piazzale loreto che, come spiega sergio luzzatto nel suo il corpo del duce, diventer� ben presto e ancor oggi resta con indistruttibile continuit� (e persino banalizzato come modo di dire nel lessico corrente) il simbolo del tiranno un tempo amato e poi odiato e vituperato. cos� come, nell�immaginazione collettiva, rester� un tab� inviolato per tanti decenni la spirale delle vendette che seguir� la data della liberazione, segno di un clima di �guerra civile� per lungo tempo rimosso ma non dimenticato. suggestioni e analogie che naturalmente oltrepassano la specificit� dei diversi momenti storici vissuti dall�italia di sessant�anni fa e dall�iraq di questi giorni. ma nella dimensione simbolica dove dominano la persistenza delle immagini, l�automatismo dei ricordi e la sequenza delle emozioni condivise non si conosce l�arte analitica delle distinzioni e delle ovvie differenze. e nelle televisioni di tutto il mondo, la fusione in un�unica, storica giornata di episodi e dinamiche collettive assume uno spessore che inevitabilmente gli italiani sono indotti a riportare alla loro esperienza. perci� non � stravagante che un politico italiano ricordi il 25 aprile, un giornale italiano rievochi l�8 settembre e un altro il 25 luglio: le tre date si confondono e si contraggono in un�unica sequenza ininterrotta. che nei suoi aspetti pi� torbidi forse non aspetta altro che la penna di un nuovo curzio malaparte.
Thursday, April 10, 2003
che bella giornata: lite in vista con: capo qui, amministratore delegato, direttore rr, caporedattore rr. fantastico. famose du risate statue e dittatori, la caduta nel destino
Wednesday, April 09, 2003
saluti da marte: a tutti qui � permessa la violenta superficialit� bonaria, il falso sorriso stampato, e non � pericolosa per nessuno l'insicurezza ricoperta di muscoli. e pi� di tutto, qui nessuno dei tuoi pregi e dei tuoi difetti, conosciuti a menadito, se ne fa una teoria. che bello il mondo rosso, governato dai comunisti. vi aspetto numerosi. quello credo di essere io, ieri su robba
colpita la casta, tutti a strillare: come al solito, scusate la crudezza il cinismo e tutto quello che volete. per� ogni volta che qualche giornalista ci va di mezzo, ecco tutti i nostri porporati dell'ordine dei giornalisti gridare allo scandalo, alla violenza dei militari che vogliono zittire la cristallina testimonianza dei nostri straordinari reporter di guerra.
io per me, che faccio questo mestiere e non sono iscritto all'ordine penso questo: che se vai in un posto dove si fa la guerra per strada per prima cosa devi dimenticare il tuo privilegio. cio� come diceva la fantastica gruber ieri: tutti sanno che all'hotel palestine ci sono i giornalisti.
ecco il primo errore che un giornalista non dovrebbe mai commettere: tutti sanno. chi lo dice? cara gruber, pensi che il sottufficiale che ha deciso di tirare contro quell'alto palazzo al suo fianco sia uno che la sera guarda il tuo tg patinato, con le tue corrispondenza condite di foulard svolazzanti?
credo che il sottufficiale abbia deciso di sparare perch� ha visto l�, sul campo delle operazioni, dove lui � esposto insieme agli uomini sotto di lui al rischio continuo della guerra e della morte, un pericolo serio. e si � sbagliato.
questa storia forse ricorda i fatti di genova di due anni fa. subito si cerca di vedere un disegno teso a zittire le "grandi" voci che si levano per testimoniare. nessuno si sforza di cercare di ripercorrere quello "che succede veramente".
io per me, che faccio questo mestiere e non sono iscritto all'ordine penso questo: che se vai in un posto dove si fa la guerra per strada per prima cosa devi dimenticare il tuo privilegio. cio� come diceva la fantastica gruber ieri: tutti sanno che all'hotel palestine ci sono i giornalisti.
ecco il primo errore che un giornalista non dovrebbe mai commettere: tutti sanno. chi lo dice? cara gruber, pensi che il sottufficiale che ha deciso di tirare contro quell'alto palazzo al suo fianco sia uno che la sera guarda il tuo tg patinato, con le tue corrispondenza condite di foulard svolazzanti?
credo che il sottufficiale abbia deciso di sparare perch� ha visto l�, sul campo delle operazioni, dove lui � esposto insieme agli uomini sotto di lui al rischio continuo della guerra e della morte, un pericolo serio. e si � sbagliato.
questa storia forse ricorda i fatti di genova di due anni fa. subito si cerca di vedere un disegno teso a zittire le "grandi" voci che si levano per testimoniare. nessuno si sforza di cercare di ripercorrere quello "che succede veramente".
Tuesday, April 08, 2003
la storia degli umili: una delle materie che mi appassion� di pi� all'universit� fu la cosiddetta "storia delle mentalit�". cio�, per quello che mi ricordo, la storia non dei trattati politici, delle guerre, delle successioni, ma la storia delle idee e dei luoghi comuni, della diffusione delle leggende. un modo diverso di guardare le cose. quando la storia comincia dalle storie degli umili, oggi su corriere
Monday, April 07, 2003
ho comprato la moto nuova: in tre giorni 500 km. maronna che stanchezza, sono rimasto pure senza soldi. come far�? boh... rifugio ancora nella storia. l�onnipotente dulles: salvate pure il rompiscatole sogno
Friday, April 04, 2003
tutti all'ovra: sempre di gran moda la speculazione sul vero ruolo di uno che � stato grande. la tentazione � sempre quella di dire: le cose non andarono veramente cos�, ma in un altro modo. �un piccolo esercito� gli scrittori e artisti spie del regime. oggi su la stampa
Thursday, April 03, 2003
marzo 1944: �la marcia del tenente ciampi� su la stampa. la storia si fa anche cos� e cio� con i racconti dei testimoni autorevoli.
Wednesday, April 02, 2003
la guerra costringe ad attaccare o a difendersi: �sempre e comunque a stare in campo, ad abbandonare gli spalti, a proteggere persino il diritto che ti d� il tuo paese ad essere pacifista�. francesco merlo sul corriere
il pacifista va al fronte (se la pace non c�� pi�)
il reverendo morrison era un cristiano che si batteva contro la guerra. ma non appena � scoppiata la guerra, morrison ha smesso di predicare la pace, e si � schierato con l�esercito inglese, con il suo esercito. morrison rimane ovviamente un buon cristiano. egli non pensa infatti che dio stia con gli inglesi: �non � certo un proposito di dio far vincere un popolo in guerra�. anzi morrison dice che �dio � dio di entrambi gli schieramenti�, ma prega e lavora �perch� dio aiuti la gente e il mondo a rimanere umani, pienamente umani, nella pi� disumana delle condizioni�. e per morrison �� disumano, � un cancro, il regime corrotto e assassino di saddam�. anche se, aggiunge, �io sono sicuro che dio piange ogni volta che muore un iracheno�.
pi� va avanti la guerra, e pi� diventa guerra anche il pacifismo. e non solo in inghilterra, dove appunto il parroco sessantenne di burghill non scrive pi� sul giornale parrocchiale che �una guerra contro l�iraq diffonder� l�odio per molti anni a venire�; ora invece scrive che �la nostra societ� � in guerra, e dunque nessuno pu� lavarsene le mani e non prendere parte�. bench� di segno opposto al parroco inglese, anche in italia alcuni pacifisti, come sergio cofferati o come giovanni berlinguer, si sono contraddetti e si sono sorpresi a desiderare non pi� la pace �senza se e senza ma�, ma al contrario una guerra lunga, molto lunga.
il prete jimmy morrison, che aveva pregato per anni �affinch� dio desse forza all�onu�, � un pacifista che contraddice se stesso perch� l�importante per lui non � pi� la pace, �ma che vincano gli inglesi ed estirpino l�infezione saddam�. in modo eguale e contrario anche i pacifisti italiani contraddicono se stessi perch� l�importante per loro non � pi� la pace, ma che non vincano i padroni (del mondo).
ebbene, l�idea che il pacifismo si faccia guerra � un�idea molto migliore di quanto sembri a prima vista, perch� � una idea sincera, un�idea che demistifica gli espedienti e i falsi intendimenti, � soprattutto un�idea che rivela: quando scoppia la guerra finisce la pace, quando c�� la guerra anche il pacifista combatte, la guerra costringe ad attaccare o a difendersi, sempre e comunque a stare in campo, ad abbandonare gli spalti, a proteggere persino il diritto che ti d� il tuo paese ad essere pacifista.
davvero esemplare � dunque la vicenda di questo reverendo morrison, un uomo di pace che conosce bene gli orrori della guerra, ne ha misurato la terribile forza distruttiva, il suo immenso dolore, perch� � stato per sei anni il cappellano delle sas, le famose forze speciali inglesi, anche durante la guerra del golfo: �sono stato addestrato a sopravvivere�. per anni il reverendo ha sperato che saddam fosse cacciato via, poi ha pregato perch� l�invasione dell�iraq fosse fermata, perch� la politica prevalesse sulle armi: �ma adesso che ci siamo, tra il bisturi e il cancro, non posso certo scegliere il cancro�.
il reverendo ha parlato alla radio, nella popolare trasmissione del mattino �il pensiero del giorno�: �molta gente considera le armi ripugnanti. ma un coltello pu� essere un�arma ripugnante in un dato momento e un bisturi chirurgico in un altro. la violenza, che � comunque orribile, pu� diventare scusabile. in iraq c�� un regime assassino che sta distruggendo il paese e le vite dei suoi abitanti, e che � pronto a infettare il resto del mondo. lo sforzo militare � uno strumento di chirurgia�. il reverendo morrison ha commosso gli inglesi e li ha pure divertiti sostenendo tuttavia concetti forti, profondi, complessi. ex insegnante universitario, prete da quando aveva trent�anni, morrison ha spiegato che �la bibbia non � un testo pacifista�, ma � la grandiosa storia di una guerra, della guerra di liberazione contro i faraoni, e che mai nel nuovo testamento i soldati dicono ai soldati di non essere soldati, e che il comandamento pi� citato di questi tempi �non uccidere� se fosse ben tradotto dall�ebraico suonerebbe cos�: �non assassinare�.
intervistato dai giornali morrison � diventato, nel suo piccolo, una metafora dell�inghilterra, che prima dell�invasione era contro l�invasione e adesso, sempre di pi�, si stringe attorno all�esercito e a tony blair. e� il pacifismo che mostra la sua autenticit�, il pacifismo che si divide e si schiera con le forze in campo. anche se nessuno dovrebbe farlo nel nome di dio: �il fatto � che siamo in guerra. e quando vedo la gente che ancora dimostra contro la guerra io penso che si prendono il lusso di essere pi� santi di me�.
il pacifista va al fronte (se la pace non c�� pi�)
il reverendo morrison era un cristiano che si batteva contro la guerra. ma non appena � scoppiata la guerra, morrison ha smesso di predicare la pace, e si � schierato con l�esercito inglese, con il suo esercito. morrison rimane ovviamente un buon cristiano. egli non pensa infatti che dio stia con gli inglesi: �non � certo un proposito di dio far vincere un popolo in guerra�. anzi morrison dice che �dio � dio di entrambi gli schieramenti�, ma prega e lavora �perch� dio aiuti la gente e il mondo a rimanere umani, pienamente umani, nella pi� disumana delle condizioni�. e per morrison �� disumano, � un cancro, il regime corrotto e assassino di saddam�. anche se, aggiunge, �io sono sicuro che dio piange ogni volta che muore un iracheno�.
pi� va avanti la guerra, e pi� diventa guerra anche il pacifismo. e non solo in inghilterra, dove appunto il parroco sessantenne di burghill non scrive pi� sul giornale parrocchiale che �una guerra contro l�iraq diffonder� l�odio per molti anni a venire�; ora invece scrive che �la nostra societ� � in guerra, e dunque nessuno pu� lavarsene le mani e non prendere parte�. bench� di segno opposto al parroco inglese, anche in italia alcuni pacifisti, come sergio cofferati o come giovanni berlinguer, si sono contraddetti e si sono sorpresi a desiderare non pi� la pace �senza se e senza ma�, ma al contrario una guerra lunga, molto lunga.
il prete jimmy morrison, che aveva pregato per anni �affinch� dio desse forza all�onu�, � un pacifista che contraddice se stesso perch� l�importante per lui non � pi� la pace, �ma che vincano gli inglesi ed estirpino l�infezione saddam�. in modo eguale e contrario anche i pacifisti italiani contraddicono se stessi perch� l�importante per loro non � pi� la pace, ma che non vincano i padroni (del mondo).
ebbene, l�idea che il pacifismo si faccia guerra � un�idea molto migliore di quanto sembri a prima vista, perch� � una idea sincera, un�idea che demistifica gli espedienti e i falsi intendimenti, � soprattutto un�idea che rivela: quando scoppia la guerra finisce la pace, quando c�� la guerra anche il pacifista combatte, la guerra costringe ad attaccare o a difendersi, sempre e comunque a stare in campo, ad abbandonare gli spalti, a proteggere persino il diritto che ti d� il tuo paese ad essere pacifista.
davvero esemplare � dunque la vicenda di questo reverendo morrison, un uomo di pace che conosce bene gli orrori della guerra, ne ha misurato la terribile forza distruttiva, il suo immenso dolore, perch� � stato per sei anni il cappellano delle sas, le famose forze speciali inglesi, anche durante la guerra del golfo: �sono stato addestrato a sopravvivere�. per anni il reverendo ha sperato che saddam fosse cacciato via, poi ha pregato perch� l�invasione dell�iraq fosse fermata, perch� la politica prevalesse sulle armi: �ma adesso che ci siamo, tra il bisturi e il cancro, non posso certo scegliere il cancro�.
il reverendo ha parlato alla radio, nella popolare trasmissione del mattino �il pensiero del giorno�: �molta gente considera le armi ripugnanti. ma un coltello pu� essere un�arma ripugnante in un dato momento e un bisturi chirurgico in un altro. la violenza, che � comunque orribile, pu� diventare scusabile. in iraq c�� un regime assassino che sta distruggendo il paese e le vite dei suoi abitanti, e che � pronto a infettare il resto del mondo. lo sforzo militare � uno strumento di chirurgia�. il reverendo morrison ha commosso gli inglesi e li ha pure divertiti sostenendo tuttavia concetti forti, profondi, complessi. ex insegnante universitario, prete da quando aveva trent�anni, morrison ha spiegato che �la bibbia non � un testo pacifista�, ma � la grandiosa storia di una guerra, della guerra di liberazione contro i faraoni, e che mai nel nuovo testamento i soldati dicono ai soldati di non essere soldati, e che il comandamento pi� citato di questi tempi �non uccidere� se fosse ben tradotto dall�ebraico suonerebbe cos�: �non assassinare�.
intervistato dai giornali morrison � diventato, nel suo piccolo, una metafora dell�inghilterra, che prima dell�invasione era contro l�invasione e adesso, sempre di pi�, si stringe attorno all�esercito e a tony blair. e� il pacifismo che mostra la sua autenticit�, il pacifismo che si divide e si schiera con le forze in campo. anche se nessuno dovrebbe farlo nel nome di dio: �il fatto � che siamo in guerra. e quando vedo la gente che ancora dimostra contro la guerra io penso che si prendono il lusso di essere pi� santi di me�.
Tuesday, April 01, 2003
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